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Domenica, 14 Aprile 2024
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Terni, ordinanze antismog: “Bandecchi e la sua giunta non conoscono le procedure”

L’intervento di Marco Celestino Cecconi, coordinatore comunale Fratelli d'Italia: “Limiti e prescrizioni all’Ast vengono imposti in altra sede”

Il sindaco di Terni ci ha fatto sapere di aver firmato le ordinanze sulle limitazioni al traffico ed al riscaldamento “con estremo disappunto”. Non conosciamo lo stato d’animo con il quale centinaia di altri sindaci italiani, dal Veneto alla Toscana, hanno firmato e stanno firmando identici provvedimenti. Quello di cui siamo certi è che nessuno di loro si è sognato o si sogna di gettare la croce addosso alle realtà produttive che innervano il tessuto socio-economico dei rispettivi territori, tutti a forte vocazione industriale. Nella stessa occasione, invece, il sindaco di Terni ci ha fatto anche sapere, per l’appunto, che lui e i suoi assessori considerano il polo siderurgico della città come il vero responsabile dell’inquinamento della Conca. Un dato, a suo dire, negato da “decenni di menzogne ed omertà”, colpa omissiva tutta a carico di quell’Arpa e di quell’Asl a cui di fatto Bandecchi, in questo modo, dà dei bugiardi e falsi in atto pubblico. Si tratterebbe di menzogne ed omertà, secondo lui, che hanno di fatto ‘graziato’ le acciaierie, a carico delle quali, non verrebbero quindi imposti limiti e prescrizioni, libere perciò di compromettere a piacimento la qualità dell’aria con le proprie emissioni incontrollate, mentre ai cittadini sarebbero imposti ingiustificati sacrifici. Una ‘perla’ con la quale usciamo dalle sfumature degli stati d’animo. Ed entriamo senza speranza nel novero delle panzane.

Le limitazioni al traffico veicolare e all’accensione di stufe e camini si incardinano, per quanto ci riguarda, in un piano regionale che dà attuazione ad un accordo di programma Regione Umbria-Ministero dell’ambiente, in analogia con identiche misure adottate su scala nazionale per ottemperare a obblighi imposti dall’Europa. È normale che in questo piano e in quell’accordo non vi siano previsioni relative all’Ast, per la semplice ragione che limiti e prescrizioni vengono imposti alle acciaierie in tutt’altra sede, ovvero con quelle autorizzazioni ambientali, alle quali è subordinata l’attività produttiva della fabbrica ternana. Strumenti diversi, dunque. Ed è grave che Bandecchi e i suoi confondano ancora una volta le lucciole con le lanterne, dimostrando anche in questo caso di non sapere nulla di quelle procedure che invece sono l’abc di qualunque azione amministrativa e di governo degne di questo nome.

Ancora più grave è il retro pensiero che si nasconde dietro a questa ennesima sortita, un furore persecutorio nei confronti della principale azienda dell’Umbria, tra le più importanti d’Italia e d’Europa, davvero degno di miglior causa e di cui ormai sono pieni i canali social. I cittadini ternani ai quali si chiede di non prendere l’auto o il furgone, o di non accendere la stufa a pellet, in determinati giorni del mese e fasce orarie, sono gli stessi che vivono, in tanti, di acciaierie. Vivono, cioè, degli stipendi erogati dalla fabbrica e dalle aziende collegate, vivono delle merci vendute nei negozi grazie a quegli stipendi, delle consumazioni nei pubblici esercizi resi possibili grazie a quegli stipendi. Quando il tessuto socio-economico di un territorio, in altre parole, è innervato da insediamenti produttivi che ne qualificano la vocazione industriale, vanno cercate semmai le compatibilità. 

La ricerca di queste compatibilità è esattamente al centro di quell’accordo per l’area ternana di prossima firma che, tra fondi pubblici ed investimenti privati della famiglia Arvedi, scaricherà sul nostro territorio oltre un miliardo di euro, anche per finanziare il processo di decarbonizzazione delle acciaierie. La ricerca di queste compatibilità passa anche attraverso la restituzione all’Ast dei terreni di sua proprietà, utilizzati a suo tempo in comodato dal Comune per la discarica di Pentima (ormai peraltro chiusa da tempo), per il risanamento dei quali l’azienda è pronta a spendere 10 milioni di euro di tasca propria. Una richiesta più che legittima a cui però, finora Bandecchi non si è nemmeno degnato di rispondere, tranne che per prendere a male parole Arvedi a mezzo Instagram.   

La ricerca delle compatibilità è tutt’altra cosa rispetto al teatro di chi si presenta come sindaco con la valigia in mano alla ricerca di investimenti (peraltro a tutt’oggi mai pervenuti) e poi si comporta da sindaco che invece gli investimenti li allontana. No, noi (che a differenza di Bandecchi a Terni ci viviamo 365 giorni all’anno) non siamo certamente meno attenti alla salute, nostra e dei nostri concittadini, di quanto non si atteggino a esserlo Bandecchi e i suoi. Noi semmai (il centrodestra ternano, il centrodestra alla guida della Regione e del Paese) cerchiamo soluzioni. E troviamo fondi per finanziare queste soluzioni. Qui, invece, c’è da aspettarsi solo che, un giorno o l’altro, qualcuno imbratti di vernice qualche quadro o palazzo della città o magari i cancelli di viale Brin, tanto per protestare a vanvera contro l’inquinamento. Qui si gioca con un capolavoro industriale come le nostre acciaierie, e noi non gli permetteremo di imbrattare un bel niente.

                                                                                          * Coordinatore comunale Fratelli d’Italia

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