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Concessioni idroelettrico: "Grazie al M5S si interviene sugli extra profitti”

L’intervento del capogruppo regionale Thomas De Luca: “Ma la giunta Tesei taglia le risorse ai Comuni”

Thomas De Luca, capogruppo regionale M5s 

Grazie al Movimento Cinque Stelle, anche in Umbria le multinazionali dell'idroelettrico dovranno cedere quota parte dell'energia agli utenti interessati dagli impianti. Dopo tre anni di fiato sul collo siamo riusciti ad ottenere che la proposta di legge sugli extra profitti arrivi in commissione e poi in aula. Con tre anni di ritardo, la Regione Umbria recepirà le misure del governo Conte approvate nel 2018 con il Decreto Semplificazioni. Nel Dlgs n° 135/2018, all'art.11 quater è scritto infatti che "le regioni possono disporre con legge l'obbligo per i concessionari di fornire annualmente e gratuitamente alle stesse regioni 220 kWh per ogni kW di potenza nominale media di concessione per almeno il 50% destinata a servizi pubblici e categorie di utenti dei territori provinciali interessati dalle derivazioni".

Con il disegno di legge sulle concessioni, però, la giunta Tesei si limita ad attuare le disposizioni normative senza cambiare di una virgola lo status quo e anzi toglie risorse ai comuni interessati dalle grandi derivazioni idroelettriche. Sbattendo la porta in faccia alle richieste degli enti locali governati dallo stesso centrodestra, e approvata all'unanimità dal CAL, di fissare al 35% la soglia minima di ripartizione dei canoni pagati dal concessionario ai comuni interessati dagli impianti. Nel testo della legge la cifra è invece indicata come tetto massimo "non superiore al 35%" da determinare annualmente. Non ci sarà quindi nessuno stanziamento stabile per i comuni come avviene oggi, stanziamento che sarà invece determinato di volta in volta e potrà anche essere pari a zero. Solo per fare un esempio, la Regione Lombardia redistribuisce ai comuni e alle province dove insistono gli impianti l'80% di quanto incassato.

Ecco perché tutto questo ancora non può bastare: l'obiettivo finale è il ritorno alla gestione pubblica delle nostre centrali idroelettriche, così come la stessa legge nazionale prevede per le concessioni in scadenza o già scadute. Solo con una sana gestione pubblica potremo assicurare ai ternani e agli umbri quella democrazia energetica finora allegramente svenduta alle multinazionali, con bollette enormi per famiglie e imprese mentre entità sovrastatali continuano a depredare una risorsa pubblica come quella idrica, generando da decenni un enorme arricchimento privato a scapito della collettività.

Era il 14 maggio 2020 quando attraverso un'interrogazione in aula chiedevamo alla giunta di "presentare un disegno di legge di modifica della legge regionale" recependo tali disposizioni. Fu lo stesso assessore Morroni a dichiarare che la Regione avrebbe avviato questo percorso. Non abbiamo mai smesso di incalzare neanche durante la fase pandemica, unica voce a chiedere l'intervento della Regione nella fase di cessione del polo idroelettrico. Solo a marzo 2022 la giunta regionale ha preadottato il disegno di legge poi rimasto fermo fino all'ennesima richiesta del M5S attraverso la mozione che sollecitava la discussione d'urgenza di questo atto per destinare tali risorse alle famiglie in stato di povertà. Mozione che era stata bocciata dalla maggioranza di centrodestra.

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