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Mercoledì, 12 Giugno 2024
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Violenza di genere: “Cultura sessista e maschilista difficile da stroncare”

L’intervento del procuratore generale Sergio Sottani: “In Umbria la tendenza dei reati verso le fasce cosiddette deboli non è uniforme”

Protocolli di intesa siglati con le procure del distretto, nonché con enti, università e associazioni, insieme alla partecipazione a numerosi incontri e dibattiti, alla creazione di gruppi di lavoro volti anche allo scambio di buone prassi organizzative, istituzione dell’osservatorio sull’uso del linguaggio negli atti giudiziari, per evitare l’utilizzo di formule stereotipe e sessiste, oltre alla individuazione delle linee guida per la comunicazione e trasmissione degli atti tra gli uffici giudiziari, sono solo alcune delle tante iniziative promosse in questo ultimo biennio dalla procura generale sul delicato tema del femminicidio e su ogni forma di violenza di genere. Su questa materia, a distanza di quattro anni dall’entrata in vigore del cosiddetto ‘codice rosso’, che riguarda essenzialmente i reati di stalking, di atti persecutori e di maltrattamenti in famiglia, la procura generale fa il punto e detta gli ‘orientamenti’ per gli uffici requirenti del distretto umbro, al fine di perseguire una uniformità di azione, ribadendo l’esigenza di un costante impegno del pubblico ministero nel monitoraggio dei vari procedimenti, per cogliere indici di rischio e dando impulso di ufficio all’attività della polizia giudiziaria, vigilando affinché sia data scrupolosa attuazione alle direttive, compresa la tempistica degli accertamenti. In particolare, sono tre gli ambiti di intervento analizzati da questa procura. 

Il primo prende in considerazione il fatto che in vari casi sono i referti medici e le segnalazioni della polizia giudiziaria alla procura della Repubblica, di interventi di pattuglie per liti familiari o eventi simili, a fornire importanti notizie di reato, non procedibile di ufficio, per lesioni, minacce anche aggravate, percosse, violenza privata o altri. Nel caso, assai frequente, di assenza di querela della parte interessata, si pone pertanto in primo luogo il problema della iscrizione della segnalazione nel registro delle notizie di reato ovvero in quella dei fatti non costituenti reato. Un secondo elemento di riflessione, che richiede analoga razionalità ed uniformità di azione, si pone per la trattazione dei procedimenti in difetto di condizione di procedibilità, contraddistinti dalla sussistenza di atti di prevaricazione o violenza di genere o familiare. La procura generale sottolinea come non sia buona prassi una trattazione puramente ‘burocratica’ del fascicolo, con una richiesta di archiviazione o una  archiviazione immediata, rendendosi invece necessaria un’attività di più attenta verifica e monitoraggio delle effettive situazioni, anche attraverso una delega immediata alla polizia giudiziaria per la escussione della persona offesa e di terzi nonché per la ricerca di eventuali precedenti di pronto soccorso,  e ciò al fine di verificare se, dietro l’apparenza del singolo episodio segnalato, si celino delitti perseguibili di ufficio quali maltrattamenti o atti persecutori, con ciò adempiendo anche alla funzione del pubblico ministero non solo di ricezione ma anche di ricerca della notizia di reato ai sensi dell’art. 330 c.p.p.

Parimenti opportuna sembra, nel periodo successivo, la nuova ulteriore escussione della persona offesa, una volta placata la concitazione del fatto che ha determinato l’intervento, sia per verificare eventuali seguiti rilevanti, sia per raccoglierne con maggiore consapevolezza la volontà o meno di sporgere querela, anche sulla base di una compiuta, attenta e non formalistica illustrazione dei suoi diritti e delle regole del procedimento da parte della polizia giudiziaria. Infine, nei casi di interventi familiari, non può non essere verificata la presenza di minori e, anche nel caso di persistente assenza di querela, avvertita nelle forme che si riterranno opportune l’autorità giudiziaria minorile per la loro tutela in sede civile, essendo per tabulas documentata dall’intervento della polizia giudiziaria una ipotesi di violenza assistita.

L’altro punto che richiede uniformità di azione quella relativo alla remissione di querela, sia in fase di indagini che nel corso delle successive fasi giudiziali. Anche in questo caso, non sembrerebbe conforme alle stringenti finalità della disciplina del ‘Codice rosso’ una mera presa d’atto, dovendo invece valutarsi l’opportunità di una verifica diretta presso la persona offesa della spontaneità dell’atto nonché un monitoraggio degli eventi successivo alla remissione, che anche in fase dibattimentale, sino alla sentenza, potrà essere svolto quale atto integrativo di indagine.

Da evidenziare che per la nostra regione, sulla base dei dati illustrati dalla Procura Generale nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2023, per i reati verso le fasce cosiddette deboli la tendenza non è uniforme. Mentre negli ultimi due anni in alcune aree sono stabili le iscrizioni riguardanti i reati di maltrattamenti in famiglia, e sono in calo quelli per stalking, nello spoletino viene registrato un aumento dei reati di violenza domestica. Occorre, infine, sottolineare l’intensa attività delle procure del distretto come dimostrato dal fatto che nel periodo dal giugno 2022 al luglio 2023  per i reati del ‘codice rosso” sono state chieste ed ottenute 487 misure cautelari. In particolare, la procura di Perugia ha chiesto ed ottenuto 297 misure cautelari personali, sia custodiali che non custodiali, che comprendono custodia in carcere, arresti domiciliari con obbligo di braccialetti elettronico, obbligo di dimora e divieto di avvicinamento. In particolare, sono state emesse 31 custodie cautelari in carcere, 2 custodie in luogo di cura, 52 arresti domiciliari e 10 arresti domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico. Per suo conto, la procura di Terni ha chiesto ed ottenuto 126 misure cautelari personali, di cui 44 custodiali, oltre a 4 misure di sicurezza. Anche la procura di Spoleto nel 2022 ha chiesto ed ottenuto 64 misure cautelari, di cui 11 in carcere, e 41 non custodiali.

Con questo provvedimento in tema di violenza di genere, la procura generale ribadisce ancora una volta l’esigenza di un’attività non solo repressiva, ma convinta promozione di una cultura di prevenzione verso tali fattispecie delittuose particolarmente odiose e sintomatiche di una cultura sessista e maschilista tuttora difficile da stroncare. 

                                                                                                                                                           *procuratore generale

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