9 arrestati a Terni per droga, gli inquirenti: "I pusher in ogni angolo della città. Siamo stanchi e amareggiati"

Le indagini sono partite nel 2019. L'operazione, portata avanti dal nucleo investigativo dei carabinieri e dalla procura, è stata denominata "mastro birraio", perché dalle intercettazioni la cocaina veniva chiamata "birra". L'hashish, invece, "cioccolato" o "dolce".

Un'operazione condotta dal nucleo investigativo dei carabinieri in sinergia con la procura di Terni, ha fermato 9 persone, 5 italiani e 4 stranieri, accusate di traffico e detenzione ai fini delle spaccio di sostanze stupefacenti. In tutto sono 12 gli indagati.

Le indagini, partite già dal mese di settembre 2019, si sono concretizzate con un primo arresto di un acquirente a Orte e il sequestro di hashish e cocaina. La base operativa, come dichiarato dal maggiore dei carabinieri Nardò, era fondamentalmente a Terni, ma la rete di fornitori rimandava alle aree di Celano (in Abruzzo), Pisa e Roma. Il teatro dello spaccio era localizzabile nei parchi e in tutto l'hinterland di Terni.

Una schiera nutrita di pusher che "coprivano" la zona di Strada Santa Maddalena, zona Capri, parco Rosselli, parco Ciaurro, il parco di viale Trento, ponte Allende, via del Cassero, via Pastrengo e il quartiere San Giovanni. Fondamentali sono state le dichiarazioni carpite dagli acquirenti per delineare il quadro criminoso. 

La "birra" e il "cioccolato"

L'operazione è stata denominata "mastro birraio", perché da una intercettazione telefonica alcuni acquirenti chiedevano ai pusher una "birra" (parola in codice usata per la cocaina) e il "cioccolato" o "dolce" (ovvero l'hashish). 

Procuratore Liguori: "Più di così non possiamo fare"

Incessante la lotta alla droga a Terni ma resta la sensazione che sia una battaglia ad armi ìmpari. Questa l'impressione emersa dopo le dichiarazioni del procuratore Liguori che evidenzia l'incessante lavoro delle forze dell'ordine per ripulire la città dalla droga: "Davvero più di così non possiamo fare. Le operazioni sono state e sono moltissime. Fino ad oggi abbiamo registrato più di 250 casi di spaccio. La domanda di stupefacenti è estremamente elevata e tocca ogni angolo della città".

Lo spaccio a Terni come in Sicilia e in Calabria

Il procuratore Liguori assimila il livello di traffico e spaccio di droga a Terni come quello registrato in alcune aree della Sicilia e della Calabria: "A seguito di questa operazione sono 12 gli indagati complessivi, 6 in carcere e 3 agli arresti domiciliari con più di 30 casi di imputazione. Un'attività che rendeva circa 2mila euro al giorno. Un fiume di droga diretto da un gruppo di cittadini di origine magrebina. Le schede telefoniche sequestrate e i titolari contratti di affitto erano ternani. Una coltre protettiva per il gruppo criminale che consentiva di gestire la logistica ai signori della morte".

Amarezza e sconforto

Una lotta ad armi ìmpari, si diceva, che sta generando fatiche anche negli inquirenti. Così Liguori definisce lo stato d'animo delle istituzioni: "Siamo amareggiati e stanchi nel doverci raccontare periodicamente questo cliché. Le pene devono essere eseguite perché le sostanze uccidono, anche quelle formalmente "autorizzate". Sono una pistola puntata alla tempia". E poi un rimando alla vicenda dei due ragazzi morti a Terni: "Quanti Aldo Maria (Romboli, il pusher che ha venduto il metadone a Gianluca e Flavio, ndr) abbiamo nella città di Terni? Quanti in ogni quartiere? Dalle istituzioni lanciamo un SOS alle forze sane di questo territorio".

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