Allarme inquinamento, la “verità” degli alberi: tracce di metalli pesanti nelle foglie dei lecci

Studio in collaborazione fra Arpa Umbria e Università “La Sapienza” di Roma nel territorio circostante l’Ast. Registrate anche mutazioni morfologiche

Tracce di metalli pesanti nelle foglie di leccio e mutazioni morfologiche. Sono i risultati più rilevanti di uno studio condotto in collaborazione tra il laboratorio di Terni di Arpa Umbria e l’Università La Sapienza di Roma, realizzato per misurare le concentrazioni di metalli sulle foglie degli esemplari di “Quercus ilex” nel territorio circostante la Acciai speciali Terni.

L’obiettivo di questa ricerca è stato quello di valutare l’inquinamento da metalli pesanti nel territorio dell’acciaieria, monitorando gli alberi che crescono spontaneamente nell’area. “Le misurazioni – spiega l’abstract della ricerca, pubblicata sull’International Journal of Environment and Pollution - sono state effettuate in tre siti a diverse distanze dalla fabbrica di acciaio (rispettivamente 1,9, 2,3 e 7,2 km). La maggior parte dei metalli ha avuto una tendenza decrescente dal sito 1 al sito 3. Tra questi, il cromo ha mostrato la diminuzione più alta (97%) e lo zinco il più basso (44%). I risultati hanno evidenziato una elevata reattività del leccio, rendendolo un buon bioindicatore per il monitoraggio a lungo termine delle variazioni di concentrazione del metallo nel territorio dell’acciaieria”.

La ricerca ha inoltre confermato come la presenza di metalli pesanti sulle foglie corrisponda anche a mutazioni della loro morfologia.

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