Allerta Coronavirus, un ternano in Messico: “Qui la gente non si rende conto dell’importanza del problema”

L’intervista a Gian Luca Franceschini che si trova in Messico: “In famiglia stiamo cercando di evitare di uscire e ascoltiamo tutti i consigli o le indicazioni date da parte di medici ed esperti”

foto di repertorio

Raccogliere i pareri di ternani che vivono all’estero sull’emergenza sanitaria legata al Coronavirus. Prosegue con successo l’iniziativa organizzata da Terni Valley, diffusa nei propri canali sociali. All’iniziativa Ternikeepintouch ha partecipato anche Gian Luca Franceschini al quale abbiamo chiesto di fotografare la situazione dall’altra parte del mondo. In primis Gian Luca ci spiega le ragioni del suo trasferimento e le fasi cruciali che ne hanno caratterizzato la permanenza: “Sono arrivato in Messico (a Xalapa, nello stato di Veracruz) nel 2003, e dopo qualche mese di viaggio per il sud del paese mi sono stabilito lì per un paio d’anni. In quel periodo ho studiato fotografia mentre davo lezioni d’italiano ed ho conosciuto mia moglie. Da lì ci siamo trasferiti a León, nello stato di Guanajuato, dove attualmente viviamo con nostra figlia di 11 anni. Anni fa ho avuto la fortuna di conoscere un imprenditore di Vigevano il quale stava aprendo una azienda qua in Messico. Al momento amministro quella azienda che è la succursale messicana di una società italiana la quale vende materiali per il calzaturificio in tutto il mondo”.
 

Percezione del Coronavirus in Messico

Siamo esattamente come 3/4 settimane fa in Italia, c’è qualche caso, però la gente ancora non si rende conto dell’importanza del problema; cosa che sinceramente ho fatto anche io all’inizio. E tutt’ora continuo a non essere a favore degli allarmismi o del panico che si sta creando attorno a tutto questo però credo anche che bisogna usare il buon senso e cercare di fare il possibile per limitare i rischi di contagiare o essere contagiati. In famiglia stiamo cercando di evitare di uscire e ascoltiamo tutti i consigli o le indicazioni date da parte di medici ed esperti. Naturalmente tutti i giorni leggo giornali italiani e attraverso la radio cerco di rimanere informato non solo sul virus ma su quello che succede in generale nel mio paese.

Di notizie ne arrivano tante, sfortunatamente oggigiorno si hanno perfino troppe informazioni su internet, quindi è facile perdersi in fake news e informazioni che non hanno niente a che vedere con la realtà. Negli ultimi giorni anche il governo, che fino a poco fa stava sminuendo completamente il problema ha cominciato a fare qualcosa, di fatto sono già state chiuse le scuole fino al 20 aprile e si cominciano – appena - a cancellare eventi di massa. Ripeto, la sensazione generale è che la gente non abbia ancora capito bene come potrebbe evolvere la situazione se non prendiamo precauzioni. Poi è chiaro ci sono anche gli idioti (scusate il termine) che svaligiano il supermercato lasciando senza niente le persone che magari ne hanno veramente bisogno.
 

La percezione di Terni ed i motivi che lo hanno portato a lasciare la città
 

“Sono in costante comunicazione con familiari ed amici per sapere come vanno le cose, mi raccontano che è difficile starsene a casa ma mi sembra di capire che siano tutti convinti che è la soluzione migliore per limitare il più possibile i rischi. Non riesco a vedere Terni come una realtà a parte, ma un tutt’uno con il paese. Ho anche ricominciato a sentirmi più orgoglioso di essere italiano nel vedere come si dà valore alla nostra italianità.

Contrariamente a quanto molti ternani dicono, io amo questa città, ci sono tantissime cose che mi mancano, l’ho sempre considerata perfetta a misura d’uomo. La vita mi ha portato lontanissimo per motivi che al momento nemmeno ricordo, probabilmente l’ambizione di fare qualcosa di diverso, mi è sempre piaciuto esplorare quindi credo che era semplicemente parte di me... essere lontano ma sentirne tantissimo la mancanza.
Fortunatamente torno due o tre volte l’anno – chiosa Gian Luca - anche solo per qualche giorno, quindi non passo mai tanto tempo senza fare almeno una bella vasca per il corso”.

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