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L’ultima notte di Maria Chiara, uccisa nel sonno da un mix di droghe: la relazione dei medici

Nel sangue della giovane di Amelia, morta lo scorso 10 ottobre, sono state trovate tracce di eroina, cocaina, alcol e thc. Ecco cosa hanno scoperto i consulenti della procura della Repubblica di Terni

Maria Chiara è stata uccisa nella sua ultima notte, quella dei suoi diciotto anni, da un mix letale di droghe. La relazione del dottor Massimo Lancia e della dottoressa Paola Melai, i consulenti tecnici incaricati dalla procura della Repubblica di Terni di fare luce sulle cause del decesso della giovane di Amelia, trovata senza vita in casa del fidanzato lo scorso 10 ottobre, parla di “insufficienza cardio-circolatoria acuta determinata dall’assunzione, nelle ultime 12-18 ore di vita della ragazza, di numerose sostanze ad azione tossica quali eroina, cocaina, alcol etilico, thc”.

Per la morte di Maria Chiara è indagato, con l’accusa di omicidio preterintenzionale, il fidanzato ventenne della ragazza. Ma l’indagine punta anche a ricostruire la strada attraverso la quale la coppia si sarebbe rifornita di stupefacente. Per stessa ammissione del ventenne, i due ragazzi quello stesso giorno avrebbero acquistato l’eroina a Roma.

Intanto, è la scienza a fornire i primi riscontri utili all’indagine. I consulenti tecnici – così come anticipato dall’edizione Umbria del Messaggero oggi in edicola - parlano dunque di intossicazione da eroina e cocaina “in un soggetto in terapia con sertralina – un farmaco utilizzato per il trattamento della depressione dei disturbi d’ansia - e con recente assunzione di alcol etilico e preparati a base di cannabis sativa”.

Dagli accertamenti tecnici emerge che “la concentrazione della morfina (metabolita dell’eroina) nei liquidi biologici” era “decisamente più alta nell’urina rispetto al sangue. Tale dato – scrivono i consulenti - ci consente di affermare che al momento della morte della ragazza la morfina si trovasse in fase di eliminazione e quindi che l’assunzione di eroina fosse avvenuta diverse ore prima della morte”. Morte che si sarebbe verificata nel cuore della notte, tra le due e le otto.

“La successiva assunzione di alcol etilico e di cocaina, seppur non in quantità elevate, ha interagito con la morfina, determinando verosimilmente l’insufficienza cardio-circolatoria mortale, che si verificava durante il sonno. Sul punto giova ricordare che il sonno rappresenta una fase di particolare vulnerabilità alle sostanze depressive del sistema nervoso centrale, in ragione dei noti meccanismi di rallentamento della frequenza cardiaca e superficializzazione del respiro”.

“Nel caso in esame – è un altro passaggio della relazione tecnica - non bisogna dimenticare, inoltre, che il soggetto aveva assunto anche alcol etilico, seppur in dose non elevata, che come noto svolge un’azione depressiva sul sistema nervoso centrale sinergica rispetto a quella dell’eroina".

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