Amianto killer tra risarcimenti negati e bonifica “fantasma”: ecco la situazione

Nel Ternano ci sono almeno 150mila metri quadrati di coperture ancora da smantellare. E più di 200 lavoratori Ast potrebbero usufruire dei benefici del ministero. Interrogazione dei 5 Stelle

Sono 26 anni che l’incubo amianto dovrebbe essersi sciolto. E invece resta appiccicato alle persone e alle fabbriche e alle case. Fra risarcimenti negati e bonifiche “fantasma”.

La mappa

Uno degli ultimi dossier disponibili è “Liberi dall’amianto?” di Legambiente. La statistica deve però scontare lo snobbismo di alcune regioni italiane - 13 in tutto, compresa l’Umbria - che non hanno risposto ai questionari o lo hanno fatto parzialmente. Il censimento della situazione umbra è perciò relativo a dati riferiti al 2015. Secondo i quali in Umbria ci sarebbero oltre 645mila metri quadri di superfici da smaltire distribuiti fra 16 siti industriali, 117 edifici pubblici e 428 edifici privati. La situazione del Ternano dice che i metri quadri di coperture da bonificare sono all’incirca 150mila metri quadrati. Terni, dice l’Arpa, ha la maggiore concentrazione di edifici pubblici contaminati da asbesto e se la gioca con Narni e Amelia per quanto riguarda la distribuzione di siti privati per comune. Il piano di bonifica regionale è stato approvato il 7 dicembre del 1995. Tre anni dopo che l’amianto è stato dichiarato fuorilegge. Ma di lavoro ce n’è da fare ancora tanto.

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I risarcimenti

Altro capitolo “doloroso” è quello dei risarcimenti. Una pagina sulla quale è tornato a scrivere il Movimento 5 Stelle dell’Umbria, con una interrogazione diretta alla giunta regionale da parte dei consiglieri Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari. La riflessione dei Cinque stelle parte dalla constatazione che il ministero del lavoro e delle politiche sociali a febbraio 2001 ha “riconosciuto allo stabilimento Thyssen Krupp di Torino i benefici previdenziali amianto, maggiorati del coefficiente 1,5, fino al 2 ottobre 2003”. Il sito ternano di Ast-Tk “invece, non ha goduto dello stesso riconoscimento, nonostante lo stabilimento di Torino fosse dotato di impianti a freddo similari e medesima organizzazione del lavoro, ma non avesse in marcia alcun centro fusorio, come invece a Terni”. I lavoratori di viale Brin avrebbero dovuto godere degli stessi benefici: così non è stato, nonostante “dai dati forniti da Asl Umbria 2 risulta che, dopo il 1992, in Ast-Tk, siano state eseguite, ad oggi, circa cento bonifiche”. Quindi, rilevano Liberati e Carbonari, “appare piuttosto incomprensibile e inverosimile che i riconoscimenti si siano fermati” al 1992. Proprio in virtù di questa “anomalia”, il 17 novembre 2017 il sindacato Fismic ha presentato “un esposto al ministero del lavoro, con oltre duemila firme dei lavoratori interessati” per “richiedere l’applicazione delle succitate normative anche al personale Acciai Speciali Terni”. Attualmente secondo il M5S i dipendenti Ast che “potrebbero usufruire dei benefici sarebbero orientativamente tra i 200 e i 300”.
A maggio 2016 l’assemblea legislativa dell’Umbria aveva approvato all’unanimità una mozione presentata dai consiglieri Liberati e Carbonari che impegnava la Giunta, tra le altre cose, a “istituire un censimento dei siti in cui vi fosse la presenza di manufatti in cemento-amianto, a proporre accordi con le aziende locali autorizzate al fine di permettere lo smaltimento o la bonifica a prezzi concordati e, non da ultimo, a favorire un’applicazione uniforme delle norme in tema di accredito delle maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto in favore dei lavoratori dei diversi comparti, istituendo un fondo regionale in favore delle vittime dell'amianto, in similitudine con il fondo nazionale vittime amianto”. Disposizioni nazionali e regolamenti regionali non hanno avuto alcun effetto mentre “in tutti gli altri siti siderurgici italiani (tra cui Genova, Taranto, Piombino) questa estensione è già stata da tempo applicata”.
Per questo oggi il Movimento 5 Stelle torna a sollecitare la Regione affinché “tale problematica” venga rappresentata al Governo, “così da costruire un percorso politico-amministrativo volto a sanare definitivamente un’ingiustizia di lunga data, assegnando le doverose maggiorazioni contributive ai lavoratori esposti Ast-Tk”.  

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