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Cronaca

Comune di Terni contro Unicredit, “guerra” da oltre 13 milioni: a Palazzo Spada tornano solo gli “spiccioli”

Sentenza della Corte dei conti sull’anticipazione di tesorerie del 2017: rigettata la richiesta di restituzione dalla banca, ecco i dettagli

“La gestione delle anticipazioni di tesoreria non restituite alla banca al 31 dicembre 2017 non straordinario di liquidazione. Di conseguenza, la condotta della banca che ne ha richiesto ed ottenuto la restituzione non può considerarsi non conforme a legge e la domanda del Comune di Terni va rigettata”.

Lo scrivono i giudici della Corte dei conti dell’Umbria nella sentenza che segna un primo punto nel contenzioso tra Comune di Terni e Unicredit spa relativamente alle anticipazioni di tesoreria del 2017.

Attraverso gli avvocati Paolo Gennari e Francesco Silvi, Palazzo Spada ha chiesto la “declaratoria di non spettanza e la conseguente condanna di Unicredit spa, in qualità di tesoriere locale, alla restituzione della somma di 12.521.217,17, quale anticipazione di tesoreria inerente all'esercizio per il 2017, oltre a 639.045,38 euro a titolo di interessi e 532.488,59 euro per successivi ratei maturati”, sostenendo che l'anticipazione di cassa relativa al 2017 avrebbe dovuto essere inserita nella massa passiva che ha composto il dissesto finanziario poi gestito dall’organo straordinario di liquidazione.

Il Comune di Terni riteneva dunque che le somme erano state “indebitamente recuperate dalla banca” sia per quanto riguarda il capitale sia relativamente agli interessi maturati e corrisposti. Per contro, la posizione di Unicredit era a sostegno del fatto che “le anticipazioni di tesoreria rimanevano sottratte alla gestione dell'organo straordinario di liquidazione e che quindi sarebbero state correttamente restituite all’istituto tesoriere”.

La disamina dei fatti ha portato i giudici contabili a stabilire che “le anticipazioni di tesoreria non costituiscono una forma di indebitamento” e quindi non sono “assoggettabili” alle “regole per l’indebitamento”. Per questo, “la gestione delle anticipazioni di tesoreria non restituite alla banca al 31 dicembre 2017 non ricadeva nella gestione dell'organismo straordinario di liquidazione. Di conseguenza, la condotta della banca che ne ha richiesto ed ottenuto la restituzione non può considerarsi non conforme a legge e la domanda del Comune di Terni va rigettata”.

Discorso diverso per quanto riguarda gli interessi. “La seconda domanda del Comune, con la quale chiede la restituzione di 639.045,38 per interessi e 532.488,59 per successivi ratei maturati sull'anticipazione medesima, va accolta per la sola parte che eccede gli interessi maturati fino alla dichiarazione di dissesto (1° marzo 2018)”.

Da qui la decisione che prevede che Unicredit spa restituisca al Comune di Terni 370.923,82 euro, ossia la somma “percepita dalla banca a titolo di interessi non dovuti sulle anticipazioni di tesoreria, oltre agli interessi legali”.

Una “vittoria di Pirro” per Palazzo Spada che probabilmente avrà altri strascichi giudiziaria ma che soprattutto apre ora una riflessione politica ed economica sulla necessità di dover gestire dei conti “pericolosi”.

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