Va in taxi a fare “acquisti”, ma la polizia stradale lo ferma sul raccordo Terni-Orte: aveva quasi due chili di droga

Residente a Perugia, agli agenti ha raccontato di avere comprato il “fumo” a Roma. È stato bloccato nei pressi di Narni. E mentre lo arrestavano, il suo cellulare squillava di continuo

Mentre gli agenti della polizia stradale di Terni gli stringevano le manette ai polsi, il suo cellulare ha continuato a squillare. Forse amanti, molto più probabilmente clienti che aspettavano con ansia il suo ritorno.

E pensare che l’aveva studiata bene. Aveva chiamato un taxi per viaggiare più tranquillo e sfuggire ai controlli, anche a quelli anti-Covid. Il piano però si è inceppato qualche sera fa – ma la notizia è stata diffusa soltanto nella giornata di oggi – quando i poliziotti di pattuglia sul raccordo Terni-Orte hanno intercettato la vettura nei pressi del comune di Narni, in direzione nord. Forse insospettiti dal fatto che un taxi stesse viaggiando in questo periodo di quarantena, hanno bloccato il mezzo.

Alla vista della paletta, l’uomo – 41 anni, di nazionalità tunisina ma residente a Perugia – si è innervosito e gli agenti si sono insospettiti. Guardando meglio nella macchina, hanno visto che il quarantenne cercava di nascondere qualcosa sotto il sedile. A questo punto è scattata la perquisizione che ha fatto venire fuori alcuni panetti marroni rivestiti di cellophane.

Dal controllo in banca dati è poi venuto fuori che l’uomo, in possesso di regolare permesso di soggiorno per motivi umanitari, rilasciato dalla Questura di Bari, era gravato da numerosi precedenti penali per droga, per i quali era stato arrestato dalla polizia a Perugia ed Arezzo nel 2013, 2015 e 2018.

Le analisi hanno poi confermato che la sostanza trovata era hashish per un peso complessivo di oltre 1,8 chilogrammi.

L’uomo è stato dunque arrestato. Ora si indaga per risalire al canale di rifornimento della sostanza stupefacente che il quarantenne ha detto di avere acquistato a Roma, senza però fornire ulteriori dettagli. E soprattutto per verificare se nel suo telefono cellulare (anche questo sequestrato) ci siano ulteriori indizi che possano aiutare a ricostruire il giro dei clienti e magari anche quello dei “grossisti”.

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