Auto no-cost, l’inchiesta: ecco come funziona il “bluff”, perquisizioni anche a Terni

Migliaia di clienti e un giro d’affari milionario, dopo la guardia di finanza anche l’Antitrust “stanga” la Vantage group. E ci sono altre aziende che propongono lo stesso sistema: ecco quali sono

Quattro provvedimenti nei confronti di altrettante aziende, decine di pagine in cui viene ricostruito il sistema messo in piedi per bluffare migliaia di clienti sparsi in tutta Italia e un minimo comune denominatore: pratiche commerciali scorrette e informazioni ingannevoli per i consumatori.

Dopo il blitz della guardia di finanza che qualche giorno fa ha indagato l’amministratore unico della Vantage Group, Massimiliano Casazza, ora anche l’Antitrust chiude il fascicolo di indagine avviato nei confronti di quattro aziende specializzate nel sistema delle “auto a costo zero”. L’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato, dopo avere ricostruito meccanismi e affari delle quattro diverse imprese, ha emesso multe per 1,6 milioni di euro (di cui 1,2 milioni a carico di Vantage) per pratiche commerciali scorrette e “nei confronti dì Vantage Group, il primo operatore a sviluppare tale schema”, l’Autorità ha accertato anche “una pratica commerciale aggressiva (…) relativa al mancato mantenimento degli impegni di rimborso assunti nei confronti dei consumatori che avevano aderito all’offerta commerciale My Car No Cost nonché all’imposizione di ostacoli all’esercizio dei loro diritti contrattuali nella fase esecutiva del rapporto”.

Nei provvedimenti emessi a carico delle quattro imprese (Vantage Group, Pubblicamente, Golden Car e Entity Holding Italia) Antitrust ricostruisce in maniera molto dettagliata non solo tutti i passaggi dell’attività ispettiva messa in campo, ma anche i particolari del sistema, evidenziando come il vero affare era soltanto a vantaggio delle imprese che incassavano notevoli quote di ingresso da parte dei consumatori, senza sviluppare in realtà alcun meccanismo che sarebbe stato in grado di garantire i rimborsi promessi.

Vantage Group

L’ispezione di Antitrust nei confronti di Vantage comincia il 3 aprile 2019 ed in quella stessa data vengono disposti una serie di accertamenti “nei confronti sia dell’azienda, sia di alcuni concessionari automobilistici. Gli accertamenti ispettivi – ricostruisce nel provvedimento l’Antitrust - si sono svolti in data 11 e 12 aprile, presso la sede di Vantage Group e delle concessionarie” tra le quali compare anche una concessionaria di Terni, oltre ad imprese di Roma, Lecce e Fabriano. A giugno 2019 nel fascicolo di inchiesta entrano anche le segnalazioni che arrivano da alcune associazioni di consumatori, tra le quali Codici Onlus Terni presieduta dall’avvocato Massimo Longarini.
Antitrust ricostruisce così il sistema no-cost: “L’azienda pubblicizza sul proprio sito web l’offerta commerciale denominata ‘My Car No Cost’ mediante una serie di claim suggestivi che prospettano ai consumatori la possibilità di acquistare automobili ‘a costo zero’ (o fortemente ridotto) attraverso l’abbattimento pressoché totale della relativa rata di finanziamento (…). Più precisamente, Vantage Group si impegna a corrispondere agli aderenti, per 60 mesi, un compenso mensile dell’ammontare fisso di 340 euro (290 euro per il rimborso della rata mensile del finanziamento per l’acquisto dell’auto e 50 euro a titolo di rimborso mensile forfettario per le spese di carburante, cui si aggiunge un rimborso variabile del premio relativo all’assicurazione RCA, calcolato in base alla classe di merito) a titolo di remunerazione per la prestazione di un servizio pubblicitario sulle autovetture attuato tramite l’applicazione di pellicole (wrapping) sulle portiere”.
Il “boccone” ghiotto in realtà non è però per i clienti, quanto piuttosto per l’azienda stessa. Perché “per l’adesione all’offerta, ciascun membro (driver) è tenuto al versamento di un anticipo di 1.070 euro (di cui 350 per spese di istruttoria ed 720 per il c. d. “Pacchetto Easy”, comprendente la prestazione di una serie di servizi per l’intera durata del contratto, quali rimozione e lucidatura della vettura alla fine dei 60 mesi, prenotazione tagliandi, prenotazione carrozzeria, prenotazione sostituzione gomme con una scontistica riservata)”. Per ottenere il rimborso mensile da parte di Vantage Group, poi, onere essenziale a carico dell’aderente è altresì l’acquisto del pacchetto di servizi ‘wrapping’ (comprensivo dell’applicazione sull’auto di una pellicola raffigurante il messaggio pubblicitario e della sostituzione della stessa con cadenza mensile o in caso di danneggiamento, da parte dei centri autorizzati No-Cost), corrispondendo all’azienda una somma che è variata nel tempo da circa 5.500 euro (normalmente inclusi nell’importo totale del finanziamento, unitamente al prezzo dell’automobile) a 12.000 euro, scaglionati in 60 rate mensili. Il driver si impegna a circolare il più possibile con la vettura allestita con la predetta pellicola e a postarne due volte a settimana sul proprio profilo Facebook quattro foto scattate in luoghi pubblici diversi”.
In quanti hanno “abboccato”? Ricostruisce l’Antitrust di avere acquisito documenti dai quali “emerge il numero degli aderenti per ciascun anno (suddivisi tra incaricati e driver). Nel 2015 hanno aderito circa 800 consumatori, nel 2016 circa 870, nel 2017 circa 1.860, nel 2018 circa 1.000 e, infine, 200 nel 2019 (fino ad aprile); il numero complessivo degli aderenti all’offerta risulta, ad aprile 2019, pari a circa 4.600. Moltiplicando il totale degli aderenti per l’importo di 6.570 euro (ossia l’ammontare, comprensivo di Iva, dei costi d’ingresso più bassi tra quelli che risultano essere applicati per spese di apertura pratica e acquisto dei pacchetti Easy e Wrapping), si ottiene il considerevole importo di circa 25 milioni di euro nel periodo considerato, che appare una ragionevole stima dei ricavi del professionista”.
“Ma in realtà – è il timore dell’avvocato Longarini – il giro d’affari dovrebbe essere molto più alto”. Il problema è sorto nel momento in cui era necessario rimborsare i clienti, di cui qualche centinaio a Terni. Perché, dice sempre l’Antitrust, il meccanismo si autoalimentava. Vantage avrebbe continuato a pagare fino a quando sono entrati i soldi dei nuovi clienti. “La remunerazione mensile promessa agli aderenti al sistema – dice l’Antitrust - non può che derivare dalle entrate generate dai versamenti effettuati dai consumatori per l’adesione all’offerta e, in minima parte, dalle commissioni corrisposte dai concessionari affiliati per ogni auto venduta”. Se la pubblicità è l’anima del commercio, questa offerta era davvero senza anima: “Da un file contenente le vendite alla data dell’11 aprile 2019, a fronte della fornitura di oltre 3.400 pacchetti wrapping su auto acquistate o (in misura marginale) noleggiate dai driver, risultano essere stati venduti complessivamente 99 pacchetti di pubblicità/sponsorizzazione su vettura, di valore compreso tra 500 e 2.400 euro, a imprese operanti in ambito locale (e, di questi, ben 18 risultano venduti a concessionari che hanno venduto auto ai driver)”.

Le altre “offerte” no cost

Cambiano le cifre, e il numero complessivo di clienti, per le altre aziende ispezionate e multate da Antitrust per pratiche commerciali scorrette. Ma il modus operandi resta lo stesso. 
Spot & Go ad esempio “si impegnava a corrispondere agli aderenti un rimborso mensile (per 60 mesi) dell’ammontare fisso di 360 euro, a titolo di remunerazione per la prestazione di un servizio pubblicitario sulle autovetture, tale da coprire integralmente (o quantomeno abbattere sensibilmente) il costo totale sostenuto e/o le rate del finanziamento stipulato per l’acquisto dell’autovettura e per la corresponsione dei costi di adesione all’offerta” a fronte di un costo di adesione che “esponeva il consumatore a un significativo esborso economico, aggiuntivo rispetto al costo dell’autovettura, pari a 5.770 euro”. L’Antitrust ricostruisce che “gli aderenti all’offerta Spot&Go ammontano, alla data del 12 agosto 2019, a 1.653 unità (…). I ricavi derivanti dalle corrispondenti quote d’ingresso sono quantificabili complessivamente in oltre 9,5 milioni di euro”.
“L’istruttoria – scrive ancora l’Autorità - ha evidenziato un forte squilibrio tra i ricavi derivanti dall’attività pubblicitaria effettivamente svolta dagli aderenti all’offerta e le spese” che l’azienda “ha sostenuto per i rimborsi agli aderenti. Mentre l’ammontare dei ricavi pubblicitari dichiarato relativamente al 2019 supera di poco i 130mila euro, un file acquisito in ispezione e contenente il report dei rimborsi corrisposti ai driver evidenzia che il totale da corrispondere ai 1.597 beneficiari ammonta mensilmente a 573.482 euro e, su base annuale, a poco meno di 7 milioni di euro (…).  In sintesi, il rimborso mensile corrisposto ai driver non deriva dai proventi relativi a un’attività economica reale – quale l’attività pubblicitaria svolta attraverso l’automobile – ma dalla disponibilità dei versamenti effettuati dai consumatori (ossia le elevate fee d’ingresso corrisposte al momento dell’adesione al sistema) e, quindi, dalla effettiva conclusione di nuovi contratti, di modo che il sistema risulta in grado di alimentarsi solo per un limitato lasso di tempo. In proposito, il fatto che la Società – almeno sino al mese di giugno 2019 – abbia provveduto al pagamento delle somme promesse agli aderenti all’offerta non incide sui profili di ingannevolezza della proposta finora evidenziati, anche considerato che la promessa relativa alla possibilità di acquistare un veicolo “a costo zero” deve essere considerata rispetto a tutto il periodo (60 mesi) per il quale il professionista si è impegnato ad effettuare i rimborsi. L’offerta commerciale “Spot & Go” risulta quindi non veritiera e ingannevole”.

Sono invece 360 i contratti sottoscritti con la Golden Car. La società doveva “corrispondere all’incaricato, per l’intera durata del contratto (di solito 60 mesi), un rimborso mensile di 300 euro per l’incarico svolto, nonché un’ulteriore somma di 100 euro per il rimborso carburante” a fronte del versamento “della caparra penitenziale (5.500-6.000 euro) nonché di una somma (900-1.000 euro) a copertura di presunte spese di istruttoria, rimozione wrapping e lucidatura della vettura”. In tutto, un giro d'affari di circa 2,5 milioni di euro. “Dall’istruttoria è emerso che non sussistono elementi idonei a dimostrare la veridicità della promessa relativa alla possibilità per il consumatore aderente di vedersi finanziare l’acquisto di un nuovo veicolo, e tantomeno di ottenere un contributo per le spese relative al carburante, attraverso i supposti ricavi derivanti da un’attività pubblicitaria svolta mediante il medesimo veicolo”.

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Entity Holding Italia proponeva infine “l’offerta commerciale denominata ‘AutoNuova Gratis’, il cui meccanismo di adesione esponeva il consumatore a un significativo esborso economico - aggiuntivo rispetto al costo del veicolo - di importo da 2.000 a 105.000 euro, oltre alle spese di apertura della pratica (da 150 a 190 euro)”. Dal canto suo, la società prometteva di rimborsare (“Importo rimborso anticipato mensilmente”), da un minimo di 70 euro ad un massimo di 4.010 euro a seconda del valore del veicolo e in funzione della durata del finanziamento, prevedendo anche “la possibilità di conseguire un ulteriore guadagno da un minimo di 1.330 a un massimo di 53.000 euro”.
“Dalle risultanze istruttorie – scrive l’Antitrust - si evince che la società ha concluso circa 220 contratti relativi all’offerta AutoNuovaGratis, stipulati dal gennaio 2016 al giugno 2019 (…). Circa 130 contratti - tra quelli relativi all’ offerta AutoNuovaGratis - prevedevano il pagamento di una rilevante somma iniziale, mentre altri 70 contratti appartenevano alla categoria senza rimborso fisso e senza versamento iniziale. Da tali contratti è possibile anche calcolare le somme che i consumatori si erano impegnati a versare con particolare riferimento al ‘fondo di sicurezza’: circa 400.000 euro nel 2017, 1 milione nel 2018 e circa 300.000 euro nel 2019, per un valore complessivo di circa 1,7 milioni. Il sistema AutoNuovaGratis, risulta essere stato sostanzialmente sostenuto, negli anni in esame, dai versamenti iniziali effettuati dagli stessi driver”.   

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