Auto no cost, così i clienti possono difendersi dal “bluff”: cosa fare

Rate non pagate, sono centinaia gli automobilisti ternani rimasti incastrati nel marchingegno delle vetture a costo zero. Il legale: ecco come correre ai ripari

Se in garage avete un’auto “no-cost” e sul conto corrente continuano a scorrere le rate, allora è il momento di correre ai ripari. Sono centinaia gli automobilisti ternani (migliaia in tutta Italia) finiti nel marchingegno delle vetture a costo zero in cambio di pubblicità e che da giugno o luglio dello scorso anno non ricevono più i rimborsi mensili che la Vantage group srl avrebbe dovuto versare in virtù dell’accordo commerciale che legava automobilisti-clienti, società pubblicitaria e finanziaria.

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Una beffa che per qualcuno rischia di avere conseguenze piuttosto serie. C’è infatti chi, in ragione del fatto che ogni mese sarebbe stato versato un rimborso fino a 290 euro sulla rata necessaria al finanziamento dell’acquisto dell’automobile, ha fatto il passo più lungo della gamba, attivando un finanziamento per vetture più costose e che oggi si ritrova a dover pagare per intero. Nonostante la stessa Vantage avesse assicurato che entro lo scorso 20 gennaio avrebbe rimesso in pari i rimborsi per i clienti.

“Dalla società non abbiamo ricevuto alcuna notizia, né ufficiale né ufficiosa”, dice l’avvocato Massimo Longarini, presidente dell’associazione Codici Terni che segue diversi casi di automobilisti rimasti, per così dire, a bocca asciutta.

Data la situazione, è dunque necessario preparare una strategia di tutela. Ecco qualche consiglio.

“Si può anzitutto chiedere l’annullamento del contratto”, spiega l’avvocato Longarini, facendo riferimento alle inadempienze della società pubblicitaria e della finanziaria. A questo punto, si dovrebbe restituire l’auto al concessionario e quindi pretendere di riavere indietro i canoni versati. Cercando di ottenere la cifra completa o, in caso contrario, verificando la percorribilità di una trattativa. “Anche se ancora, in questa fase – spiega l’avvocato – non parlerei di trattativa”.

La seconda opzione percorribile, nel caso in cui la macchina sia più datata, è di chiedere il risarcimento dei danni e quindi sollecitare la restituzione di quanto versato per attivare l’operazione: si tratta di circa cinquemila euro per la società pubblicitaria e 1.400 come fidejussione a garanzia. “Che in alcuni casi – spiega ancora Longarini – sono finiti nella cifra che è stata complessivamente finanziata”.

“Credo che non si possa invece percorrere la strada di una class action”, aggiunge Longarini. Tutto questo senza tenere in considerazione eventuali risvolti penali – e giudiziari – che la vicenda potrebbe avere e che modificherebbero la sostanza delle cose.  

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