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Domenica, 27 Novembre 2022
Cronaca Baschi

Entra in Comune e spacca tutto, finisce in manette dopo l’ennesimo giorno di ordinaria follia

Baschi, arrestato un cinquantenne con le accuse di danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di servizio: aveva già “assaltato” il municipio in altre due occasioni

Era già successo in un paio di altre occasioni. La prima il 12 settembre, l’altra il 18 ottobre. Quello di ieri è stato l’ennesimo giorno di ordinaria follia per un cinquantenne di Baschi, padre di famiglia e attualmente senza lavoro, che ha “assaltato” il Comune, devastando tutto ciò che gli è capitato fra le mani.

Nelle prime due circostanze, gli agenti della polizia locale erano intervenuti riportando l’uomo alla calma dopo le sue scorribande fra gli uffici comunali. Chiedeva soldi e al rifiuto degli impiegati, la sua rabbia è esplosa: danneggiati arredi, computer, uffici. Nonostante l’intervento dei medici del 118, nei suoi confronti non è mai stato disposto alcun trattamento sanitario obbligatorio visto che le azioni non sarebbero state dettate da uno stato di malessere – come hanno relazionato gli specialisti in entrambe le situazioni – ma erano volontarie.

Ieri, 19 ottobre, è arrivata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. L’uomo si è presentato all’ingresso del municipio e trovandolo chiuso ha cominciato a scagliare dei pesanti vasi contro il portone. Una volta dentro, si è “rivolto” all’ufficio anagrafe. E anche qui, copione simile a quello delle ultime volte: computer scagliati contro porte, muri e finestre (una è andata in frantumi e per fortuna nessuna tra le persone ferme sotto in strada ha riportato ferite), mobili ribaltati e così via, per una ventina di minuti di panico assoluto.

Allertati di quanto stava accadendo, gli agenti della polizia municipale si sono diretti sul posto, con il supporto dei carabinieri di Orvieto. L’uomo, calmo dopo la sfuriata, stavolta è finito in manette con le accuse di danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di servizio. I medici, intervenuti anche questa volta, hanno confermato la “pericolosità sociale” del soggetto, che non è stato comunque sottoposto ad alcun Tso. È stato però rinchiuso nella camera di sicurezza dell’Arma in attesa del processo che si celebra oggi con rito direttissimo.

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