Boss dietro le sbarre e soldi da riciclare, così le mafie hanno allungato le mani sulla Conca

Report indaga sulla presenza della ‘ndrangheta in città. Affari sporchi e business all’apparenza leciti, gli allarmi degli investigatori

Aprendo l’anno giudiziario, Fausto Cardella - già capo della procura ternana e oggi procuratore generale presso la Corte d’appello di Perugia - ha sottolineato come la mafia allunghi i suoi tentacoli sull’Umbria, riportando alla luce un allarme lanciato già nel 1994 quando lo stesso era in forze alla Dda di Perugia: “Proprio questa sua peculiare connotazione di regione tranquilla costituisce l’humus, l’ambiente nel quale più specificatamente e meglio possono realizzarsi determinate attività economiche finanziarie illecite o per lo meno con forti connotati illeciti. Mi riferisco appunto agli investimenti al riciclaggio dei quali noi abbiamo dei segni inquietanti che devono esser oggetto della nostra attenzione”. Umbria “lavatrice” dei capitali sporchi delle mafie e, ancora meglio, un “covo freddo”, come scrivevano nella relazione del 2011 le associazioni umbre in occasioni della giornata in ricordo delle vittime di mafia.

Di questo tema tornerà ad occuparsi la puntata di Report in onda domani sera su Rai Tre grazie all’inchiesta realizzata da Giuliano Mariucci che, in particolare, si occuperà della vicenda Vitaldent, la clinica dentista sequestrata nel 2014 a Terni nell’ambito dell’operazione “Mediterraneo”, condotta dai carabinieri del Ros che consentì di decapitare la cosca calabrese Girolamo Molè e portò all’arresto, in città di Pietro Mesiani Mazzacuva, titolare dell’attività e ritenuto “ragioniere” del clan e della sorella Valeria, anche lei a Terni.
Durante il servizio sarà intervistato anche Luigi Onofri, commissario degli odontoiatri di Terni.

Ma come e perché il tessuto economico-sociale della regione è stato infiltrato dalla presenza di soggetti criminali altamente pericolosi e da capitali che arrivano da traffici assolutamente poco trasparenti?

Uno degli elementi “fragili” viene delineato nella relazione del primo semestre 2017 della Direzione nazionale antimafia (Dia): “In Umbria, i sodalizi di ‘ndrangheta hanno mostrato, nel recente passato, una tendenza evolutiva tanto nella dimensione quantitativa e qualitativa, quanto nella loro operatività, sempre più autonoma. Verosimilmente, la presenza a Terni e Spoleto di strutture carcerarie ospitanti personaggi di spicco della criminalità organizzata calabrese avrebbe indotto i familiari o persone ad essi vicini a trasferirsi nell’area. Nell’area di Perugia si è registrata, in particolare, la presenza delle ‘ndrine Giglio, Farao- Marincola, Maesano-Pangallo-Favasuli e Scumaci”.

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Altro elemento va ricercato nella migrazione - massiccia - di camorristi, ‘ndranghetisti, mafiosi ed esponenti della criminalità organizzata albanese a partire dagli anni Ottanta e che poi nel tempo hanno avuto modo di radicarsi sul territorio e strutturare traffici illeciti. In modo particolare, la ‘ndrangheta ha cercato di camuffare l’attività di riciclaggio attraverso affari alla luce del sole. L’operazione “El dorado” coordinata dalla procura di Reggio Calabria permise ad esempio di smascherare i reali finanziatori diuna azienda che – tra Attigliano ed il Viterbese – operava nel settore del trasporto ortofrutticolo. Le indagini permisero di scoprire che l’attività faceva capo alle famiglie calabresi Corso e Nucera che, potendo contare su una amplissima disponibilità di capitali, potevano praticare prezzi concorrenziali in grado di sbaragliare la concorrenza. Edilizia, trasporti, night club, cliniche: diversificare gli affari permette di far emergere immensi capitali che vengono così ripuliti.

Non tutti però alzano il paravento del business legale. La camorra gestisce in maniera pressoché predominante il traffico di sostanze stupefacenti, soprattutto cocaina. Che dalla periferia nord di Napoli e dall’hinterland di Caserta arriva in città attraverso corrieri – spesso nigeriani – che poi affidano la merce a venditori locali.

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Alla mafia dell’est spetta invece il predominio sulla fiorente attività della prostituzione: sono almeno 300 gli appartamenti a luci rosse in città per un business milionario che poi, in qualche modo, deve essere ripulito. Ecco il circolo vizioso del crimine che cerca sbocchi nel mercato alla luce del sole. O che va ad alimentare un ulteriore affare fuorilegge, quello dell’usura. Ottomila famiglie strozzate nel Ternano e un indice di permeabilità all’usura tra i più alti del centro Italia sono il chiaro segnale di un’altra ferita infettata da altre famigerate organizzazioni criminali, come i Casamonica o gli Spada.

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