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Cronaca Amelia

Spari in mezzo alle case, così la “cacciarella” al cinghiale è finita con una denuncia

Protagonisti della vicenda accaduta attorno alla zona del cimitero di Amelia sono un poliziotto libero dal servizio e alcuni cacciatori. Ecco cosa è successo

È quasi l’ora di pranzo quando torna a casa e prima di salire le scale sente due colpi di fucile. Una volta dentro, trova la figlia adolescente, anche lei impaurita dopo avere sentito gli stessi spari. Si affaccia dal balcone e vede un paio di cinghiali correre fra gli olivi. Prende il telefonino, filma la scena compresi altri tre colpi di fucile, esplosi a distanza ravvicinata. Qualche secondo dopo, vede sopraggiungere un’auto: al suo interno un vicino di casa, poliziotto. Che raggiunto al telefono gli racconta di avere sentito anche lui gli spari e di avere individuato alcune persone impegnate in una “battutina” al cinghiale. Peccato che in quella zona, fra case e strade, la caccia sia vietata.

Succede ad Amelia nelle campagne attorno al cimitero. Protagonisti della vicenda sono un poliziotto in servizio presso la questura di Terni, in quel momento (è il novembre 2021) libero dal servizio e alcuni cacciatori, individuati dal poliziotto come i presunti responsabili di quegli spari.

Cacciatori che però al poliziotto – che chiede documenti e circostanze – negano di essere impegnati nella “cacciarella”. La versione ufficiale è che fossero impegnati in una attività di esercizio con i propri cani da caccia e con l’utilizzo di mortaretti.

Fatto sta che nei verbali redatti dai carabinieri di Amelia – poi interessati delle indagini sul caso – qualcuno dei testimoni ha invece raccontato che, incontrando i cacciatori e manifestando le perplessità per quanto stava accadendo, gli stessi abbiano confermato che si trattava di caccia al cinghiale.

“Stiamo facendo una battutina al cinghiale e ne abbiamo anche preso uno”, avrebbe riferito uno dei cacciatori ad un testimone poi ascoltato dai militari. “Ma qui non si può cacciare”, avrebbe obiettato il testimone. “E invece sì - la risposta del cacciatore - e comunque non correte nessun rischio”, nonostante attorno alla zona ci fosse non solo il cimitero comunale ma anche case e strade percorse da automobili e pedoni.

Il poliziotto fuori servizio cerca di intercettare i cacciatori. Uno, in particolare, sembra essere particolarmente ostile e dalle carte dell’indagine emergerebbero anche alcune minacce. “Con i miei avvocati e le persone che conosco, ti faccio cacciare dalla polizia”. Tanto che, per risolvere la questione, devono intervenire i carabinieri.

Raccolgono dati, identità, cercano – appunto – testimoni e poi mettono in fila i tasselli nell’inchiesta che porta alle accuse nei confronti di due cacciatori. Gli indagati devono rispondere di minaccia e rifiuto di fornire indicazioni sulla propria identità personale. Dagli accertamenti svolti sembra che ad entrambi fosse stato ritirato il porto d'armi, con ritiro della licenza di caccia.

“Abbiamo chiesto l'interrogatorio del nostro assistito - spiega l’avvocato Giacomo Marini, difensore di uno dei due indagati - per chiarire come si sono svolti i fatti e fornire una corretta ricostruzione degli episodi che vengono contestati”.

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