Caos Coronavirus, incertezze sulla chiusura di pub e bar. La palla passa al Prefetto

Nelle prossime ore dovrebbe esserci un'indicazione univoca rispetto alle attività che dovranno abbassare le saracinesche fino al 3 aprile

Il rispetto delle norme indicate nel decreto dell'8 marzo rimane sacrosanto e imprescindibile. Ma, come era prevedibile, la confusione di queste ore sta abbracciando un po' tutto. Nel caos completo, la questione riferita alla chiusura dei pub e al rispetto delle prescrizioni da parte di bar e attività di ristorazione. Una confusione tale da aspettare l'indicazione del prefetto.

Se, infatti, la raccomandazione è quella di restare a casa e di evitare assembramenti, è anche vero che il decreto evidenzia una differenziazione rispetto ai comportamenti da seguire.

Il riferimento è a due punti specifici dell'articolo 2 del decreto ministeriale. Il punto “c” evidenzia come siano “sospese le attività di pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati, con sanzione della sospensione dell'attività in caso di violazione"; mentre il punto “e” evidenzia come le “attività di ristorazione e bar” abbiano “l'obbligo, a carico del gestore, di far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, con sanzione della sospensione dell'attività in caso di violazione”.

Il problema è che questa suddivisione, tra pub e bar, non esiste, come evidenzia Mirko Zitti, presidente della Fipe Confcommercio Terni: “Il decreto deve essere interpretato – afferma – perché, di fatto, non esiste la categoria 'pub'. Siamo tutti pubblici esercizi, non c'è più una suddivisione come accadeva una volta, quindi dovremmo capire cosa fare e come comportarci”. In effetti, il codice Ateco (ossia quello che identifica una particolare attività economica) che comprende i pub, fa riferimento anche a bar, birrerie, caffetterie, enoteche.

Se la questione per i ristoranti sembra essere chiara – in quanto questi ultimi rientrano in altra categoria - cosa è necessario fare per gli altri pubblici esercizi? “E' una domanda che la Confcommercio si è posta e a cui stiamo cercando di dare risposta – continua Zitti - C'è anche da considerare che l'approccio dei Comuni è diverso: Terni interpreta più rigidamente il decreto, e vorrebbe chiudere tutto, Narni ad esempio propenderebbe più per un accesso controllato. Purtroppo al momento non sappiamo dare indicazioni certe e univoche”. Nel dubbio, dovrà essere il prefetto a pronunciarsi, probabilmente già nelle prossime ore. 

"Se potremo rimanere aperti, sarà nostro impegno rispettare tutte le prescrizioni del caso - conclude Zitti -. In caso contrario, sarà assolutamente necessario attivare qualche provvedimento o forme di supporto, come ad esempio la sospensione delle tasse dirette o indirette. Altrimenti rischiamo seriamente di chiudere".
 

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