Investito dopo una carambola fra auto, arriva maxi risarcimento

Tampona un’auto ferma per un precedente incidente e travolge un automobilista fuori dalla vettura: otto anni per la sentenza e alla fine dovrà pagare 80.000 euro

La Corte di cassazione

Otto anni per chiudere la vicenda giudiziaria e un maxi risarcimento da versare nelle tasche della vittima di una carambola tra auto. Si chiude così, con una sentenza della Corte di cassazione, una vicenda cominciata nell’estate del 2010.

Era la sera del 25 luglio quando un ternano - all’epoca 56enne - con la propria auto tamponò altre due vetture ferme per un precedente incidente. La carambola di vetture finisce contro un altro automobilista che si trovava fuori dal veicolo. Intervengono i vigili urbani e i medici del 118, la prognosi per l’investito parla di 30 giorni. A luglio di 5 anni il giudice di pace di Terni emette una sentenza di condanna e infligge al ternano responsabile dell’incidente una multa da mille euro e un risarcimento danni che poi il tribunale di Terni stabilirà definitivamente in 80.000 euro. Per “aver procurato, con colpa consistita in una velocità inadeguata al tratto stradale ed alle condizioni di luogo e tempo, lesioni personali guaribili in 30 giorni a (…), tamponando, alla guida del proprio veicolo un'altra automobile ferma a causa di un precedente incidente, che, a sua volta, colpiva il (…) che si trovava fuori dalla sua vettura e che finiva sotto altra macchina”.

L’imputato ha presentato ricorso presso la Corte di cassazione contestando la ricostruzione dei giudici di primo e secondo grado in base alla quale l’uomo avrebbe viaggiato ad una velocità di 100 chilometri orari in una strada del centro cittadino e di notte, dunque anche con scarsa visibilità. Secondo il ternano la ricostruzione si sarebbe basata però “su elementi indiziari, consistenti nei danni riportati dai veicoli e nell’ampiezza della curva”. In realtà, la velocità non sarebbe stata di 100 chilometri orari, ma di 80. O almeno così ha sostenuto l’imputato.

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La suprema corte ha però confermato gli elementi emersi nei primi due gradi di giudizio: la contestazione si basa “solo sulla percezione soggettiva della velocità tenuta dall’imputato”. Resta dunque la condanna e viene confermato il risarcimento. Dopo otto anni di processi, carte bollate e ricostruzioni.    

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