Carcere duro a Terni, scoppia la “guerra” del pacco famiglia: il boss sconfigge il ministero

Niente scambi di oggetti fra detenuti sottoposti al regime del 41bis, possono essere usati per lanciare messaggi all’esterno. Esponente della mafia presenta ricorso e vince

Secondo il ministero della giustizia, la regola introdotta nel 2009 che vieta lo scambio di oggetti - anche di natura alimentare - fra detenuti sottoposti al regime del 41 bis, risponde alla ratio di “impedire posizioni di predominio tra i detenuti, evitando in modo assoluto che vengano occultati oggetti, beni o messaggi diretti a mantenere i contatti con il sodalizio criminoso”.

Un provvedimento contro il quale il boss Carmelo Giambò, esponente della famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto e pluripregiudicato, condannato per estorsione e omicidio e detenuto nella casa circondariale di Terni, ha presentato ricorso al tribunale di sorveglianza di Spoleto che a marzo del 2018 gli ha dato ragione. L’ordinanza è stata impugnata dal ministero attraverso l’avvocatura di Stato sul presupposto che “lo scambio di generi alimentari infragruppo non realizzasse alcuna lesione del diritto dei detenuti sottoposti al regime del 41bis a fruire di una minima socialità con i compagni”, ma anzi rispondesse proprio ai criteri per i quali il regolamento era stato introdotto.

A settembre del 2018, il tribunale di sorveglianza di Perugia ha rigettato il reclamo del ministero, sostenendo che “lo scambio di oggetti di modico valore, quali i generi alimentari pervenuti attraverso il circuito interno dell’istituto o con il cosiddetto pacco famiglia, non avrebbe potuto recare alcun vulnus alle esigenze sottese al regime differenziato; tanto più che gli scambi, quando erano ancora autorizzati secondo la normativa precedente, non avevano mai previsto la traditio diretta del bene tra un detenuto e l’altro, essendo inibito ai reclusi di portare con sé degli oggetti all’uscita della stanza detentiva; e sussistendo, in ogni caso, il filtro del controllo visivo quale ulteriore meccanismo a presidio di eventuali comunicazioni fraudolente”.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

La questione è dunque arrivata fino alla Corte di cassazione che, sulla scorta di un pronunciamento della Corte costituzionale, ha definitivamente dato ragione a Giambò. Viene infatti definito incostituzionale il divieto di scambiarsi oggetti tra detenuti e, invece, “deve ritenersi consentito alla direzione dell’istituto penitenziario di autorizzare la cessione o lo scambio di oggetti tra detenuti appartenenti a diversi gruppi di socialità”.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Dramma nella notte a Terni, commerciante trovato morto nel suo negozio

  • Risse per le strade di Terni e assembramenti in centro. Con il dpcm non cambia la musica

  • Terni a luci rosse, “lucciole” e trans venduti come schiavi del sesso: ecco l’operazione Doña Claudia

  • Arriva il dpcm di Conte, ma è scontro con le regioni. La Tesei pensa a un'ordinanza restrittiva

  • Addio a Maria Chiara. Mons. Piemontese: "Non esiste un'app "Immuni" per la droga. La felicità è altrove"

  • Coronavirus: “Siamo a Terni e non in qualche paese lontano da noi”. La foto scattata all’ospedale fa il giro del web

Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
TerniToday è in caricamento