Coronavirus in carcere, cronache dal “fronte”: “Ore in attesa al pronto soccorso senza protezione, sono momenti drammatici”

Sale a 74 il numero di positivi al Covid, la polizia penitenziaria suona l’allarme. Denuncia del Sappe: dieci mascherine a testa per un mese di lavoro, ecco cosa è successo ieri con un detenuto malato

“Per rendere conto della gravità della situazione ed a solo titolo di esempio, si riferisce quanto accaduto nella giornata di ieri”.

Torna a suonare l’allarme rosso nel carcere di Terni a causa di un focolaio di Coronavirus che continua a diffondersi fra detenuti e operatori, mettendo in serio rischio gli operatori di polizia penitenziaria. E per documentare nel dettaglio quanto sta accadendo nella casa circondariale di vocabolo Sabbione, Fabrizio Bonino, segretario regionale del Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria), ripercorre i momenti cruciali di un intervento effettuato nella giornata del 9 novembre.

“In mattinata, ad un detenuto si abbassavano i valori di saturazione e cominciava ad avere difficoltà respiratorie fino a quando, nel primo pomeriggio, intorno alle 14.30 – racconta Bonino - la locale infermeria informava il nucleo traduzioni che avevano chiamato un’ambulanza, ma che non sarebbe potuta arrivare nell’immediato per le emergenze in corso in tutta la città. L’ambulanza è arrivata verso le 16 e il personale si è dovuto recare in sezione per prelevare il detenuto, per poi uscire diretti al pronto soccorso, con una unità di polizia penitenziaria in ambulanza e tre in una macchina di supporto”.

“Si evidenzia come il collega costretto a salire a bordo insieme al detenuto malato – precisa Bonino - aveva l’unica protezione della mascherina chirurgica, mentre tutto il personale sanitario che ha avuto lo stesso contatto era attrezzato praticamente per una guerra batteriologica. E questo non è assolutamente accettabile. Arrivati in ospedale verso le 17, ci si sono trovate davanti altre 5 ambulanze costringendo ad una attesa fino alle 19, con il detenuto appoggiato in una stanza Covid del pronto soccorso, dove si trova tutt’ora per mancanza di posti letto”.

“Per ovvie ragioni, il piantonamento è proseguito all’esterno del pronto soccorso, perché dentro non si poteva entrare, ma si è dovuto seguire il detenuto in tutti gli spostamenti interni per gli accertamenti, vestiti con camici di carta e mascherine, fornite in quella occasione dall’ospedale di Terni. Nel frattempo, è dovuta arrivare un’altra macchina per riparare il personale dal freddo. Il cambio turno è arrivato verso le 20.30 per il personale in servizio dalle 7.30 del mattino. Alla fine, i colleghi sono riusciti a smontare dal servizio alle 20.40, dopo più di 13 ore di lavoro consecutive. Che peraltro, in questo momento, nel carcere di Terni risulta essere l’ordinarietà”.

Per questo ma non solo il Sappe parla di “momenti davvero drammatici, in emergenza ancor più drammatica dell’emergenza nazionale”.

La situazione contagi all’interno dell’istituto è indubbiamente la peggiore tra tutte le carceri italiane: 74 detenuti positivi, di cui 3 ricoverati nelle strutture ospedaliere.

“Tuttavia – denuncia Bonino - questa gravissima emergenza sanitaria non ha riscontrato la dovuta attenzione da parte delle autorità sanitarie locali né, purtroppo, dal provveditorato regionale e dal dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Il reparto di polizia penitenziaria di Terni, infatti, stremato e al limite della sopportazione umana, non ha ricevuto alcun supporto in termini di personale e, men che meno, in termini di dispostivi di protezione individuale adeguati e proporzionati alla gravissima situazione che sta vivendo. Il provveditore regionale, sollecitato al riguardo, non ha fatto altro che rispondere di aver proceduto alla distribuzione delle mascherine chirurgiche, in numero pari ed uguale a qualsiasi altro istituto con zero contagi. In buona sostanza, 10 mascherine a testa per un mese, a fronte di una media di presenze in servizio di 27 giorni ed un uso quotidiano per otto/dieci ore consecutive”.

“Niente altro rispetto alla necessità, almeno per il personale in servizio nella sezione Covid o addetto alla traduzione di detenuti positivi in ospedale, di tute protettive, copri scarpe, protezioni per gli occhi e quant’altro in dotazione al personale sanitario impiegato negli stessi luoghi di lavoro dei nostri colleghi. Si pensi che, proprio in questi giorni, il presidente del 118 ha raccomandato che proteggere gli occhi dal Coronavirus è fondamentale. Il dipartimento, da parte sua, non ha nemmeno risposto”.

Alla denuncia seguono dunque le richieste, con il Sappe che rimarca la necessità “di personale di rinforzo all’istituto ternano” oltre “alla immediata dotazione a tutto il personale che dovrà prestare servizio a contatto o in prossimità della sezione Covid o, comunque, di detenuti positivi al Covid, di appropriati dispostivi di protezione individuale: mascherine FFP3 o FFP2, schermi od occhiali protettivi, tute protettive monouso, copri scarpe protettivi monouso, guanti monouso, detergenti disinfettanti”.

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