Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Case popolari, con il nuovo regolamento in Umbria arriva la mazzata per sei inquilini su dieci

Il canone di locazione si calcola adesso in base al reddito Isee, aumenti superiori al 26%. I sindacati degli inquilini sbattono i pugni sul tavolo: affitti tra i più cari d’Italia, subito la modifica dei parametri

“L’applicazione a regime del nuovo regolamento ha fatto sì che il canone medio applicato nella nostra regione sia il più alto di tutta Italia, più alto della ricca Lombardia, della Toscana, dell’Emilia Romagna, del Veneto e di tante altre regioni”.

Le organizzazioni degli inquilini Sunia, Sicet e Uniat dell’Umbria sbattono i pugni sul tavolo e rilevano che il nuovo regolamento dell’Umbria sull’edilizia residenziale pubblica (numero 7 del 27 maggio 2019) ha causato per “circa il 60% degli assegnatari delle case popolari nell’arco degli anni 2020/2021” un incremento del canone di locazione del 26,5% “con particolare riferimento ai nuclei familiari composti da una o due persone che si ritrovano, quindi, in gravissime difficoltà nel pagamento dei canoni, il tutto amplificato anche dalla grave crisi economica, finanziaria e sanitaria che ha colpito il nostro Paese. Il nuovo sistema di calcolo adottato, che ha visto passare dal reddito imponibile al valore Isee – spiegano i sindacati - ha provocato un’impennata dei canoni di locazione, nonostante, nello stesso periodo temporale 2020/2021, il reddito imponibile delle famiglie sia rimasto invariato”.

Secondo le organizzazioni di categoria, “solo quattro regioni, prima della nostra, avevano adottato l’Isee per il calcolo dei canoni di locazione Ers e tutte sono ora in fase di modifica del proprio regolamento. Non si capisce come l’Umbria, nonostante ciò e nonostante i molteplici avvertimenti da parte nostra, abbia colpevolmente tirato dritto. Forse – si domandano in modo provocatorio - per fare cassa?”.

Sunia, Sicet e Uniat hanno “prontamente richiesto incontri con tutti gli organi preposti (Regione, assessore Melasecche, Ater, terza commissione, anche congiuntamente a Cgil, Cisl e Uil) ma mai sono stati convocati. La Regione è quindi colpevole due volte: in primis ha sottovalutato quanto evidenziato da chi, come noi, è in trincea tutti i giorni, e poi ha applicato la legge del profitto, dimenticando la propria mission, cioè quella di essere al servizio delle categorie dei meno abbienti”.

È stata dunque rinnovata la richiesta di incontro a Regione e Ater Umbria “al fine di provare a trovare un accordo che veda rientrare la grave situazione creatasi. In difetto, e senza ulteriore avviso – anticipano i sindacati - le organizzazioni saranno costrette, in difesa dei propri utenti, a manifestare sotto le sedi istituzionali insieme agli assegnatari fino alla risoluzione del problema, che deve vedere la modifica del regolamento regionale”.

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