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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Cronaca

Editoriale| A Terni vietate minigonne e scollature? No, è una bufala ed ecco perchè. Basta con la politica dell'odio di destra e di sinistra

L'ordinanza anti-prostituzione del sindaco Latini è uguale a quella di altri cento sindaci. Ma la politica da stadio fa passare in secondo piano un fenomeno criminale gestito da clan e mafie. Che umilia e schiavizza le donne...questa è la vera vergogna

Ma è mai possibile in questa benedetta regione che risponde al nome dell'Umbria si finisce sempre a fare tifo da stadio sulle decisioni politiche che riguardano fenomeni seri, anzi serissimi? Ma è mai possibile che un testo banale, uguale a quello di altri comuni, finisce addirittura a livello nazionale con parole neanche presenti nell'atto ufficiale e volutamente strumentalizzate? Ma è possibile che a Terni, come a Perugia, come in tanta parte d'Italia, destra e sinistra sappiano soltanto vomitarsi odio e accuse, offuscando il vero senso della politica: dare risposte a dei problemi. Il caso dell'ordinanza anti-prostituzione di Terni sta facendo il giro dei media web: ma per una non notizia. Anzi per l'ennesima guerra sinistra contro destra, opposizione contro maggioranza, su temi che non esistono. Basta leggere e capire. Basta pensare che questi testi sono concordati anche con le autorità che si occupano di ordine pubblico. A Terni ci si indigna perchè il sindaco ha proibito di andare in giro con la minigonna o una scollatura vistosa o addirittura con calze a rete.

 Ma è vero? No. Ma partiamo dall'inizio: la notizia è che a Terni il sindaco Latini - che può piacere o non piacere, ci sono le urne per esprimersi in democrazia - continua la battaglia per arginare il fenomeno della prostituzione di strada. Andando a colpire i clienti con multe sonore se scoperti nel far salire o consumare sesso a pagamento in auto. Obiettivo: togliere soldi alla criminalità, garantire una sicurezza stradale e di certe aree in particolare. Lo sfruttamento della prostituzione è un crimine vergognoso che deve essere combattuto dalle amministrazioni comunali e dalle forze dell'ordine. Alimenta con i proventi l'acquisto di droga e altri business gestiti da clan e dalle mafie di casa nostra.

La soluzione - che potrebbe essere efficace oppure no, questo non spetta a noi dirlo - ad un problema di ordine pubblico viene messa non in secondo, ma in terzo piano per via del solito tifo della politica. Ma ci sono cose molte più serie dove attaccare questa amministrazione e la Lega. Ma quello che fa male, all'informazione e al quieto vivere civile, è sparare certe parole chiave che vanno a colpire la libertà delle donne e il diritto di vivere come si vuole nel rispetto delle regole. Avete letto l'ordinanza? Minigonne, scollature e calze particolari... non c'è traccia. Perchè? Non sono vestiti indecenti, semplice. Di cosa si parla nell'ordinanza: "abbigliamento indecoroso o indecente in relazione al luogo ovvero nel mostrare nudità". E facile capire che riguarda il pacchetto del richiamo, utilizzato dalle prostitute e trans, per abbordare.

L'indecoroso è inteso mostrare nudità e intimo, come accade sempre. Suvvia, chi non è mai passato in certe strade da Perugia a Terni ed ha visto donne e trans senza reggiseno o nude. Da qui il discorso del decoro. Ma rileggiamo meglio la frase incriminata: "nel mantenere abbigliamento indecoroso o indecente in relazione al luogo ovvero nel mostrare nudità". Capisco che è scritto in burocratese... ma quell'ovvero ribadisce il concetto di nudità parziale o tale, nudità che viene mostrata al passaggio delle auto e poi di nuovo coperta quando le strade sono vuote. I diritti delle donne non sono violati da chi ha firmato l'ordinanza ma di chi sfrutta e acquista sesso da queste persone che nel 90 per cento dei casi non hanno scelto questa vita ma la subiscono. La prostituzione è un business criminale.

Destra e sinistra dovrebbero lavorare insieme alle forze dell'ordine per educare e reprimere i clan. Ma in questo Paese fa notizia una non notizia mentre stanotte decine di ragazze rischiano la salute su un marciapiede. Concludo: l'odinanza del comune di Rimini, centrosinistra al governo, ha scritto la stessa cosa: "abbigliamento indecoroso o indecente in relazione al luogo ovvero nel mostrare nudità". Eppure non è successo niente. Basta la politica modello tifo da stadio - alimentata spesso anche dalla Lega che ora ne subisce le conseguenze quando va al governo -. 

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