Domenica, 17 Ottobre 2021
Cronaca

“Tutti cadaveri”, sessantacinque anni dopo il grido dell’orrore rimbomba ancora da Marcinelle

Anche il Comune di Terni aderisce alla Giornata del sacrificio italiano nel mondo, istituita in memoria della tragedia che costò la vita a 136 lavoratori italiani immigrati in Belgio

Il 22 agosto uno dei soccorritori che tornava dalle viscere della miniera non poté che lanciare un grido di orrore: “Tutti cadaveri”. Alle 8.10 di due settimane prima, l’8 agosto del 1956, le scintille causate da un corto circuito fecero incendiare 800 litri di olio in polvere e le strutture in legno del pozzo. L’incendio si estese alle gallerie superiori, mentre sotto, a 1.035 metri di profondità, i minatori venivano soffocati dal fumo. Solo sette operai riuscirono a risalire. In totale si salvarono in 12.

Quella di Marcinelle è una delle più gravi tragedie minerarie della storia: si verificò nella miniera di carbone di Bois du Cazier (appena fuori la cittadina belga di Marcinelle) dove si sviluppò un incendio che causò una strage: morirono 262 persone delle 275 presenti, di cui 136 immigrati italiani.

Oggi, l’amministrazione comunale di Terni aderisce alla “Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”, istituita in memoria della tragedia di Marcinelle.

“Nostro intento – dice il sindaco Leonardo Latini - è ricordare, come ogni anno, il sacrificio di tutti coloro che sono morti sul lavoro in patria e all’estero”. Il sindaco di Terni, aderendo alla richiesta della presidenza del consiglio dei ministri, tramite la prefettura di Terni, ha così disposto l’esposizione delle bandiere a mezz’asta presso gli uffici comunali di Palazzo Spada.

“In occasione dell’anniversario della tragedia di Marcinelle, in cui persero la vita 262 persone nella miniera di carbone Bois du Cazier in Belgio – dice invece il magnifico rettore dell’Università degli studi di Perugia, professor Maurizio Oliviero – vogliamo ricordare chi ha sacrificato il bene più grande lavorando lontano dal proprio Paese. Vogliamo e dobbiamo ricordare, per molte ragioni: perché preservandone la memoria, eviteremo di ripetere gli errori del passato e saremo in grado di costruire politiche più giuste per la tutela della dignità umana e del lavoro, fondamento del diritto alla speranza in un futuro migliore; perché il sacrificio di tante lavoratrici e tanti lavoratori emigrati all’estero, italiani e non, ha contribuito in modo determinante alla formazione di una coscienza transnazionale ed europea e, oggi più che mai, è nostro dovere operare per accrescere il dialogo e il sentimento di collaborazione e condivisione tra i popoli; perché l’articolo 1 della nostra Costituzione sancisce espressamente che il principio fondativo della nostra Repubblica è il lavoro, che va pertanto tutelato in tutte le sue forme, prima di tutto garantendo la sicurezza di lavoratrici e lavoratori, affinché non si verifichino mai più infortuni e tragedie”.

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