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Conca da sballo, pesante condanna per il “padrone di Terni”

Sette anni e quattro mesi di cella per Salvatore Scialò: era finito in cella nell’operazione “Bubble gum” del 2012 e poi fu arrestato assieme al capo ultrà del Napoli Genny ‘a carogna

Prima di finire in manette nell’ambito dell’operazione “Bubble gum”, gli investigatori della Dda di Perugia raccolsero una intercettazione in cui diceva di essere il “padrone di Terni”. Era il 2012, gli inquirenti stroncarono un traffico di droga dalla Campania a Terni e Salvatore Scialò finì in manette, sospettato anche di avere una profonda vicinanza con il clan Contini, della sterminata e pericolosa famiglia dei casalesi.

Il boss: “Sono il padrone di Terni”

Cinque anni dopo, era il 2017, una operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e condotta dai carabinieri portò all’arresto di sedici persone: nell’elenco compariva ancora Salvatore Scialò, accanto ad un altro nome tristemente noto alle cronache, quello di Gennaro De Tommaso. Il grande pubblico lo aveva conosciuto il 3 maggio del 2104, quando intrattenne una tesa trattativa con le forze dell’ordine in occasione della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina allo stadio Olimpico di Roma, prima della quale venne ucciso il tifoso partenopeo Ciro Esposito.

La vicenda giudiziaria di De Tommaso e Scialò arriva adesso ad un primo punto fermo. Il giudice per le indagini preliminari di Napoli ha infatti condannato Scialò a Scialò a 7 anni e 4 mesi di reclusione – l’accusa aveva chiesto 12 anni e 4 mesi – mentre per Genny la condanna è stata di 18 anni – l’accusa aveva chiesto vent’anni. De Tommaso, secondo l’accusa, sarebbe stato a capo di una organizzazione che gestiva un  traffico di stupefacenti dall’Olanda da dove arrivano tir carichi di droga che poi venivano smerciati – anche a Terni – grazie alla collaborazione di “manovalanza” campana.


 

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