Il virus arriva nelle case di riposo e nei centri per minori, operatori a rischio: “Migliaia di mascherine bloccate alle dogane”

Rilevati contagi nelle strutture residenziali dell’Umbria, le cooperative sociali scrivono ai prefetti e alla presidente della Regione: situazione gravissima, necessario garantire la sicurezza di lavoratori ed utenti

Casi di contagio conclamati o sospetti, suona l’allarme Coronavirus nelle strutture residenziali dell’Umbria che ospitano anziani, minori, disabili e malati psichici. L’allerta porta la firma dei presidenti di Legacoopsociali Umbria, Federsolidarietà Umbria e Agci Solidarietà –Andrea Bernardoni, Carlo Di Somma e Massimo Giovannelli – che hanno scritto ai prefetti di Perugia e Terni, Claudio Sgaraglia e Emilio Dario Sensi, alla presidente della Regione Umbria Donatella Tesei e all’assessore alla sanità Luca Coletto per segnalare che le cooperative sociali impegnate nella gestione di servizi sociali e socio-sanitari residenziali, semi-residenziali e domiciliari – a favore di minori, disabili fisici e psichici e anziani – non hanno la possibilità di acquistare sul mercato i dispositivi di protezione individuale necessari ai propri lavoratori per operare in sicurezza.

carlo di somma-2Di che dotazione avrebbero bisogno gli operatori?

“Almeno di guanti e mascherine. Quelle chirurgiche – risponde Carlo Di Somma - vanno già bene nel caso in cui non ci si trovi ad operare in presenza di contagio”.

E cosa avete a disposizione?

“I quattromila operatori al lavoro in Umbria stanno finendo le scorte. Probabilmente, entro la fine della settimana non avremo più presidi a disposizione. Così gli operatori non solo rischiano di essere contagiati ma di diventare anche loro inconsapevoli vettori del virus”.

Qual è il problema dell’approvvigionamento? Non potente acquistare i presidi perché non ci sono sul mercato o per qualche altro motivo?

“Una fornitura che a noi avrebbe garantito 60mila mascherine è stata fermata alla dogana della Turchia. Un’altra fornitura è bloccata in Messico. Ora, tramite Confcooperative, 24 milioni di mascherine dovrebbero arrivare in Italia. Speriamo, così come speriamo che non vengano requisite dalla protezione civile. Sia chiaro, non abbiamo problemi a condividere questi strumenti di sicurezza, ma vorremmo essere messi nella condizione di poter lavorare senza rischi”.

Qual è la risposta delle istituzioni?

“Abbiamo inviato due pec alla Regione e all’assessorato alla sanità. Ma non abbiamo ricevuto risposta”.

C’è la possibilità che la mancanza di mascherine blocchi il vostro servizio?

“La situazione è gravissima e potrebbe compromettere la continuità di molti servizi essenziali. Ma se da una parte dobbiamo garantire l’incolumità degli operatori, dall’altra non possiamo fermarci. Da una parte i sindacati chiedono di bloccare tutto per non mettere in pericolo chi lavora. Se però io fermo le attività, rischio di essere denunciato per interruzione di pubblico servizio. Deve essere chiaro che in questa situazione non c’è chi sta in trincea e chi nelle seconde linee. Siamo tutti in emergenza e tutti dobbiamo essere tutelati”.

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