Coronavirus, appello di Luca Diotallevi di Azione Cattolica: "La nostra forza è ricominciare"

Riflessioni e considerazioni del presidente diocesano di Azione Cattolica con un invito alla speranza. "Per cogliere la grazia del poter ricominciare occorre discernimento"

Rcominciare. E' questa la parola chiave espressa nel concetto di Luca Diotallevi, presidente diocesano di Azione Cattolica. Ecco il suo pensiero che riportiamo in maniera integrale:

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"In questi giorni riscopriamo la sostanza non è materia, ma relazioni, e che le relazioni sono ambigue: buone eppure sempre pervertibili. Le relazioni infettano e le relazioni curano. Nella storia umana non ci sono spazi o tempi esenti da relazioni ambigue, se non nella menzogna del fondamentalismo.
Le mancate vittime per il drastico calo dell’inquinamento potrebbero superare per numero i morti causati dal Coronavirus. Ciò non rende meno dolorose o più giustificabili le morti: dirlo sarebbe una bestemmia; ci ricorda piuttosto quello che sa benissimo chi conosce le genealogie di Gesù proposte dai vangeli: nella storia umana bene e male non si fondono mai, ma si intrecciano sempre. Anche nel tempo: quante volte vorremmo troncare con un passato che ci opprimo, ma non ce la facciamo perché non abbiamo la forza di fermare un treno in corsa.
Anche questa pandemia è ambigua: disastro, lutto, dolore eppure anche una enorme, rara opportunità; una grazia. Una grazia che non attenua o giustifica il dolore. Eppure una grazia che non dovremmo tacere e sprecare. La grazia della discontinuità.
Nella discontinuità il tempo rallenta, ce ne stiamo accorgendo tutti. Si comincia con la possibilità di rendersi conto delle scemenze cui abbiamo creduto (“la decrescita felice”, “prima gli italiani”, …). Questa pandemia distanzia un po’ più del solito il passato dal futuro e così rende il presente un momento in cui aumentano le possibilità di “ricominciare”. Ecco la grazia: poter ricominciare, sapere che domani dovremo-potremo ricominciare. Ricominciare, infatti, non sempre è possibile. Quando diventa un po’ meno difficile è una grazia, come sempre è la grazia: grande e terribile. (Maria di Nazaret, la “graziata”, lo comprese subito.) Una grazia che si può sprecare. Una grazia che si può cogliere. Ciascuno e tutti, la Città e la Chiesa.
Per cogliere la grazia del poter ricominciare occorre discernimento. E occorre ascesi. Occorre dire no, un no secco e forte a molte cose del passato, ma prima di tutto quelli che provano a riempire la pausa della discontinuità con un intrattenimento senza ricreazione, con l’empietà del sacro invece che con la santità della parola e della Parola.  «Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera.» Chi l’avrebbe detto: il Signore era lì. «Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna. Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: “Che cosa fai qui, Elia?”» (1Re 19, 11b-13a)
Poter ricominciare: lasciarsi raggiungere dalla domanda della coscienza: “cosa ci fai qui?”  La domanda che Adamo temette: “Adamo, dove sei?” Perché è la domanda che ci costituisce persone e non bestie. Domanda che passa per la coscienza e viene da Dio. Domanda non privata, ma radicalmente pubblica. Risuonò ancora, poco dopo, in modo solo apparentemente diverso: “che ne è di tuo fratello e di tua sorella?» E, protetto da Dio contro ogni vendetta, Caino cominciò a costruire la città.
Poter ricominciare: una grazia rara".
 

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