Fase due, l’incognita asintomatici: il “caso” Giove e i rischi per la fase due dell’Umbria

I test a tappeto nella “zona rossa” confermano: su 30 contagiati, 20 non presentavano sintomi. Ecco cosa dicono gli esperti e quali potrebbero essere i numeri reali dei “positivi”

Su trenta casi di contagio da Covid19 nella “zona rossa” di Giove, venti erano soggetti “completamente asintomatici”. Tredici di questi sono stati scovati grazie ai test a tappeto a cui è stata sottoposta la popolazione a seguito dell’isolamento. Se quella di Giove viene dunque definita come una “importante esperienza pilota” che secondo la Usl 2 dell’Umbria potrebbe essere ripetuta anche in “altri con testi regionali”, l’elemento che restituisce è anche un altro: l’incognita degli asintomatici. Soprattutto a meno di quarantotto ore da quella che viene definita la “fase due”, ovvero la ripartenza – molto soft – dopo la “quarantena” innescata dall’emergenza Coronavirus.

Ad oggi, sono circa 38mila i tamponi eseguiti in Umbria – ossia uno ogni 23 abitanti, più o meno – che hanno consentito di individuare complessivamente poco meno di 1.400 positivi al Coronavirus, ossia circa il 3% dei “testati”.

Il dubbio è però legittimo e confermato dalla cronaca. Un paio di giorni fa all’ospedale di Terni è stato ricoverato un ragazzo di 19 anni per un trauma maxillo-facciale. Il tampone ha permesso di verificare la positività al virus, ma il soggetto era totalmente asintomatico. Lo screening completo dei pazienti, sempre all’interno dell’azienda ospedaliera, ha consentito di individuare 6 soggetti positivi, seppure a fronte dei 300 tamponi complessivi.

La domanda è dunque legittima: quanti sono gli asintomatici?

A metà aprile è stato pubblicato lo “studio di Vo’”, che riporta i risultati dell’analisi condotta da un team di epidemiologi della Regione Veneto sul paese padovano di Vo’ Euganeo, il primo paese in Veneto dove è stato rilevato ufficialmente il primo caso di morte con/per Coronavirus il 21 febbraio 2020 e che, proprio in conseguenza del decesso, è entrato in quarantena prima dei vari lockdown regionali e nazionali, che sono arrivati quasi tre settimane dopo.

A Vo’ sono stati eseguiti tamponi su quasi tutti i cittadini: rispettivamente 2.812 nella prima tornata e 2.343 nella seconda. La prima rilevazione ha portato alla luce 73 casi di contagio, la seconda 29, con solo 8 persone nuovi casi, a conferma del fatto che le restrizioni hanno funzionato. Uno dei dati più significativi è quello secondo il quale quasi la metà dei contagiati, il 43,2% nei due sondaggi, era asintomatico. Ed inoltre, lo studio rileva che non è stata individuata alcuna differenza significativa nella carica virale delle infezioni fra chi presentava sintomi e chi no.

Secondo Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), “le persone asintomatiche in Italia potrebbero essere fra il 4% e il 7% della popolazione” alle quali potrebbe essere attribuito circa “il 10% delle trasmissioni”, come sostiene un altro membro dell’Iss, Gianni Rezza, che proprio per questo suggerisce l’uso di test sierologici”.

Un campanello d’allarme che potrebbe, proprio in vista della riapertura, modificare uno dei parametri che oggi fano dell’Umbria una delle regioni più virtuose nella lotta al Covid19, ossia la rapidità di diffusione. Attualmente, ad esempio, nel Lazio la stima media è a 0,62, mentre il cuore verde d’Italia ha il dato più basso, ossia 0,19. Sperando che resti così.

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