Medici, infermieri, forze dell’ordine e cassiere: test a tappeto per battere il Coronavirus. I dettagli del piano

L’Umbria va alla guerra contro il Covid19, si comincia subito: duemila tamponi al giorno e una popolazione “bersaglio” di circa 25mila persone: ecco come funzionano le verifiche

Ci sono già cinquemila kit “pungidito”: il responso arriva in quindici minuti e servirà a mappare la diffusione del Coronavirus in Umbria testando chi è più esposto al rischio di contagio. Entro la fine di marzo ne arriveranno altri diecimila (per un costo unitario di 16 euro a kit). Nell’arco delle prossime due settimane arriveranno anche i test molecolari. L’obiettivo del pino anti-contagio della Regione Umbria è di effettuare circa duemila test al giorno e coprire una “popolazione” bersaglio di circa 25mila persone.

Ecco i dettagli delle azioni che la Regione Umbria ha illustrato oggi, 26 marzo, in una conferenza stampa on line dalla sala Rosa di Palazzo Donini. Accanto all’assessore regionale alla sanità, Luca Coletto, i direttori regionali Claudio Dario (salute) e Stefano Nodessi Proietti (protezione civile) e le professoresse Daniela Francisci e Antonella Mencacci.

Come funzionano i test

Quello immunologico è un test “rapido” che fornisce un responso in quindici minuti. A regime, ne verranno effettuati circa 1.500 al giorno. Può essere analizzato in qualsiasi laboratorio: l’Umbria attiva la sua rete ospedaliera che, oltre a Terni e Perugia, vedrà in campo anche Foligno, Città di Castello, Orvieto e Branca (Gubbio). Il test molecolare va invece a verificare la presenza del Covid19 nelle vie aeree. Il tempo di risposta è di circa un’ora. Quando la fornitura sarà completa, si prevede di effettuarne circa 500 al giorno. L’obiettivo è dunque di raggiungere duemila test al giorno e una popolazione complessiva di circa 25mila persone.

Chi sarà sottoposti ai tamponi

Si comincia subito. A partire dai circa cento pazienti che, ricoverati negli ospedali umbri, si trovano nella cosiddetta “zona grigia”. Deve cioè essere confermata – o smentita – la positività al Coronavirus. E il test immunologico contribuirà a questa verifica. Più in generale, la Regione punta ad una “sorveglianza allargata”, che si compone di cittadini e categorie professionali. Saranno sottoposti a screening tutti i pazienti sintomatici attualmente ricoverati che non siano già stati testati, tutti i soggetti sintomatici collegati a chi ha già avuto sintomi. Ancora, tutti i soggetti che si recano al pronto soccorso, a prescindere dalla motivazione clinica, chi si ricovera in ospedale o in altra struttura per prestazioni sanitarie, chi entra per la prima volta in una struttura residenziale sanitaria o socio sanitaria, chi entra in una comunità di natura non sanitaria (ad esempio, le carceri).
Per quanto riguarda le categorie professionali, saranno testati i dipendenti del servizio sanitario regionale che lavorano in strutture Covid19, tutti i dipendenti del pronto soccorso e del 118, i dipendenti del Ssr che lavorano nelle strutture territoriali, farmacisti, medici di medicina generale e pediatri, partendo da chi ha qualche sintomaticità e i lavoratori sintomatici dei servizi essenziali, come vigili del fuoco, appartenenti alle forze dell’ordine, agenti di polizia penitenziaria, addetti alle casse dei centri commerciali.

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“Se andiamo a testare tutte le categorie, parliamo di circa 20/25mila persone. Ma dobbiamo procedere con gradualità – ha spiegato Dario - Da subito faremo il test immunologico sulle persone più a rischio (medici e infermieri che sono venuti a contatto con un caso di contagio), progressivamente allargheremo. In un mese avremo affrontato tutta la tipologia di popolazione”.

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