Coronavirus, le proiezioni che spaventano: oggi la riunione del Cts, possibili altre strette

Il comitato tecnico scientifico conferma la necessità di mantenere le misure in vigore in Umbria. Una allentamento porterebbe ad oltre 520 ricoverati e 130 pazienti in terapia intensiva

Le misure restrittive applicate nelle ultime settimane dalla Regione Umbria e poi dal Governo sembrano cominciare ad alleggerire la pressione del Coronavirus. Ma le previsioni fanno paura. E questi dati saranno oggi sottoposti alla verifica del Comitato tecnico scientifico che potrebbe suggerire al ministero della salute di effettuare un ulteriore giro di vite sull’Umbria. Ma non solo.

Prima, i numeri. Secondo le stime del nucleo epidemiologico che supporta la task force regionale per l’emergenza Covid, i provvedimenti restrittivi hanno generato una riduzione del 30% nella curva dei contagi. Se le cose dovessero restare così, le proiezioni dicono che entro metà dicembre potrebbero esserci 456 pazienti ospedalizzati e 111 in terapia intensiva. Ossia, il piano di contenimento regionale potrebbe essere sufficiente a gestire l’allarme e non ci sarebbe necessità di reperire ulteriori posti in ospedale.

Misure meno incisive rischiano però di produrre un effetto domino devastante sulla curva dei contagi. Nel caso di un allentamento, l’emergenza porterebbe ad inizio gennaio a 527 ricoverati e 130 pazienti in terapia intensiva. Più che un problema.

Per questo, alla vigilia delle riunione del Cts che oggi pomeriggio valuterà numeri reali e scenari possibili, la stessa cabina di regia ha confermato la necessità di mantenere misure restrittive e dunque di lasciare operativi provvedimenti che riguardano la didattica a distanza per scuole medie e superiori, una riduzione al 50% del tasso di occupazione dei bus e tutta una serie di altre iniziative, dolorose ma che – in questo particolare momento – sembrano necessarie.

E i numeri, ne sono ancora la prova. Dall’analisi dei contagi, la fascia di età 11-18 anni risulta una tra le più colpite, ma le cifre del nucleo epidemiologico regionale sembrano far emergere che nell’ultima settimana questa curva abbia avuto un rallentamento. Probabile conseguenza dell’attivazione della didattica a distanza, delle “strette” sulla movida e di altri provvedimenti che hanno “raffreddato” la diffusione del virus. E che faranno sentire i loro effetti più consistenti ancora tra qualche settimana. Perché il virus ha una incubazione di almeno 5 giorni e poi, tra attivazione del medico di base e somministrazione del tampone, occorrono almeno altri 6/7 giorni. Quindi, l’unico elemento davvero vincente – almeno ad ora – è aspettare.

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