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La proposta: un “premio” per il personale sanitario contagiato dal Coronavirus

Martedì Regione e sindacati si incontrano per definire l’indennità da Covid da riconoscere a medici e infermieri. Il Nursind rilancia: soldi anche a chi è rimasto a casa in malattia

Sono circa cento tra medici, infermieri e operatori sanitari, i camici bianchi che in Umbria hanno contratto il Coronavirus in corsia. Contagiati mentre prestavano assistenza ai pazienti Covid19.

Per loro, il Nursind, sindacato delle professioni infermieristiche, propone l’istituzione di un “premio” che riconosca il “loro sacrificio”. L’idea nasce nelle riflessioni che in vista dell’incontro che martedì metterà attorno al tavolo Regione Umbria e sindacati della sanità per definire l’entità della indennità Covid da riconoscere al personale sanitario regionale.

Indennità che viene accolta “positivamente” dal Nursind. “Esprimiamo soprattutto la nostra massima soddisfazione – spiega Marco Erozzardi, coordinatore regionale del sindacato - in relazione alla possibile estensione della Indennità di malattie infettive a tutto il personale infermieristico ed Oss operante nei reparti/servizi Covid19, come da noi proposto in sede regionale e alle singole aziende sanitarie umbre ormai da più di un mese”.

“Attendiamo quindi di essere convocati ad un tavolo tecnico extra-contrattuale per poter contribuire nella definizione delle modalità di attribuzione della cosiddetta ‘indennità Covid192, in modo da poter risarcire, con la quota più alta possibile, il personale sanitario che si è esposto in prima persona al rischio contagio, soprattutto infermieri ed Oss”.

“Non si può, infatti, mettere sullo stesso piano il riconoscimento premiante del personale amministrativo o tecnico che, pur contribuendo in vario modo ad affrontare l’emergenza, ha un livello di esposizione al contagio ed un coinvolgimento emotivo non paragonabile a quello del personale infermieristico ed Oss. Molti di loro infatti hanno aderito alla modalità lavorativa in smart working o lavorano in contesti assolutamente protetti e non accessibili al personale sanitario e all’utenza”.

Per chi ha operato in smart working il Nursind propone che “venga attribuito al massimo il 50% della quota minima prevista”.

Ed è magari con questi soldi risparmiati che si potrebbe istituire una “quota premio anche per il personale sanitario rimasto vittima di contagio nel prestare assistenza ai pazienti ricoverati, spesso in reparti no Covid19, che sono rimasti a casa in malattia non potendo quindi garantire giornate di presenza, requisito indispensabile per avere l’indennità. Non riconoscere il loro sacrificio, come sembrerebbe al momento non riconosciuto, sarebbe davvero imperdonabile”.

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