La testimonianza dalla rianimazione del reparto Covid di Terni: “Il paziente della Liguria mi ha dato tanto”

Il racconto di Valentina Pesciaioli: "L’azienda ospedaliera è stata molto reattiva, essendo una calamità naturale non si poteva immaginare una cosa del genere"

foto di repertorio

La rianimazione, un reparto dell’ospedale Santa Maria dove la sofferenza è palpabile, tangibile nel cuore dell’emergenza sanitaria. La degenza purtroppo non è affatto semplice e si è costretti a convivere, nella maggior parte dei casi, intubati per cercare di uscire dal tunnel del Coronavirus. Il contributo di ogni singolo dipendente sanitario è fondamentale nel supportare chi, si trova all’interno, e combatte con questo nemico invisibile. Lo scorso 16 marzo l’azienda ospedaliera ternana ha proceduto con una riorganizzazione interna che ha coinvolto anche Valentina Pesciaioli.

“Sono un’operatrice socio sanitaria e mi occupo della cura del paziente dall’igiene al vitto (dare da mangiare), fino a supportare l’attività degli infermieri. Con altre colleghe - afferma - siamo state trasferite dalla sala operatoria al reparto Covid rianimazione. La mattina entriamo, prepariamo le cose da portare alle sezioni ossia biancherie, materiale sanitario, corrugati.

Oltre a svolgere le mansioni tradizionali ci preoccupiamo anche di sostenere i malati, quando è possibile, facendoli parlare e distrarre dato che non vedono i loro familiari da almeno un mese. La maggior parte sono tutti intubati, piano piano qualcuno si sta riprendendo. Quando vengono stubati avviene il trasferimento a Mar o al reparto di malattie infettive. Si vede quando sono in grado di respirare senza necessità del macchinario”.

La nuova esperienza

“Ci sono stati diversi frangenti delicati. La realtà è molto diversa da quella di prima, in sala operatoria. I momenti di sconforto non sono mancati e forse ce ne saranno anche degli altri. E’ una mia paura che devo cercare di superare e portare avanti, soprattutto perché è un dovere nei confronti di persone le quali necessitano di accortezza ed attenzione. Il primo step è stato come svolgere il lavoro, completamente diverso da come ero abituata.

La paura di non farcela - sottolinea Valentina - sbagliare, fare dei movimenti inopportuni, di potermi contaminare e portare a casa qualcosa. Toccare le parti del volto scoperte, nonostante tutti gli accorgimenti, equivale a sottoporsi a rischio. Rischi ci sono anche nel momento della svestizione, devo essere molto attenta al termine del turno. Con il passare dei giorni è diventata un’abitudine e proprio ora ci deve essere maggiore attenzione ed applicazione”.

L’aiuto ed il paziente ligure

“Devo ringraziare la collega Francesca. Avendo vissuto con lei il primo giorno è nato una sorta di imprinting, spalleggiamento. Lavoriamo bene insieme, una supporta l’altra. Nei momenti di sconforto c’è l’altra che ti avvicina e dà il meglio di sé stessa”.

Quale il ricordo che conservi fin qui ?: “Con il paziente arrivato dalla Liguria: lo stavo aiutando a rinfrescarsi, aveva bisogno di qualcuno che lo facesse parlare. Mi ha chiesto tante cose di me della famiglia e per poi raccontarmi della sua. Continuava a dirmi grazie ma io non stavo facendo di particolare. Mi ha dato tanto. È andato via subito, quando sono tornata non l’ho più ritrovato. Fortunatamente le sue condizioni sono migliorate ed è stato stubato. Penso di avergli dato tanto anch’io.”

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“L’azienda ospedaliera è stata molto reattiva nell'affrontare l'emergenza, essendo una calamità naturale non si poteva immaginare una cosa del genere. Sia il capo sala della rianimazione che la posizione organizzativa sono persone eccezionali, sempre a darti una mano e supportarti. Anche i colleghi nuovi ci hanno aiutato. Non ho mai fatto terapia intensiva o rianimazione fino a poco più di un mese fa, ero come una bambina da imboccare. Passo dopo passo poi mi sto abituando - conclude Valentina - anche grazie al contributo dei colleghi, spero che questa situazione finisca presto”. Una speranza condivisa ma anche un plauso per chi lavora in silenzio e si batte per questa complicata battaglia.

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