Coronavirus, ecco perché l’Umbria rischia di finire nella “zona arancione”: ore decisive, cosa può cambiare

Oggi si riunisce la cabina di regia del ministero della salute, sotto la lente il tasso di occupazione delle terapie intensive. Decisione attesa nelle prossime ore

Foto Giacomo Sirchia

Secondo Agenas, Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, in Umbria il tasso di occupazione delle terapie intensive è al 55% rispetto alla soglia del 30% fissata dal ministero della salute. La media nazionale ad oggi è del 32%. Peggio dell’Umbria, sempre in base ai dati Agenas, fa solo la provincia autonoma di Bolzano (56%), la Lombardia è al 52%. Migliore è invece il dato riferito alla soglia di occupazione dei posti letto in area “non critica”: il limite individuato dal ministero della salute è pari al 40% mentre l’Umbria si trova al 52%. Ma c’è chi fa decisamente peggio: Bolzano è al 99%, la Lombardia al 70%.

In termini assoluti, secondo il bollettino della task force regionale del 7 novembre - ieri - i ricoverati in Umbria sono 403, di cui 58 in terapia intensiva. Il piano di contenimento elaborato dalla Regione individua 576 posti letto Covid, di cui 127 in rianmazione. Superato questo limite, scatterà il piano B che prevede l’utilizzo dell’ospedale da campo - che in queste ore viene allestito accanto al Santa Maria della Misericordia di Perugia - ma anche la “conversine” di altri ospedali per la gestione dell’emergenza Coronavirus, come ad esempio Orvieto. Si tratta dunque di una situazione delicatissima e che è soprattutto in continua evoluzione. Che verrà dunque monitorata anche a livello centrale per verificare se sussista, o meno, la necessità di applicare all’Umbria il livello successivo di lockdown che consegue al passaggio da zona “gialla” ad “arancione.

Oggi si riunirà dunque la cabina di regia presso il ministero della salute che avrà il compito di decidere, nelle prossime ore, un eventuale passaggio. Attualmente in Umbria – così come nelle altre zone gialle d’Italia - sono “consentiti gli spostamenti anche fuori Regione, purché le Regioni accanto siano nella stessa zona rischio moderato. È in ogni caso fortemente raccomandato a tutte le persone fisiche, per tutto l’arco della giornata, di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi”.

La capienza dei mezzi pubblici è dimezzata al 50% e musei, mostre, corner per giochi e bingo (in bar e tabaccherie) sono chiusi. Nella zona gialla e nella zona arancione “i centri commerciali (sono) chiusi nei giorni festivi e pre-festivi, ma rimarranno aperti negozi alimentari, farmacie, parafarmacie ed edicole collocati al loro interno” e c’è la “didattica a distanza al 100% per tutti gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e terza media”.

La modifica porterà consente un accrescimento delle limitazioni. Nella zona arancione è infatti “vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dalle Regioni, salvo che per spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute”; nelle zone arancioni e rosse “bar, ristoranti, locali, pub, gelaterie e pasticcerie” sono “chiusi sempre, ma potranno continuare a vendere cibo da asporto (fino alle 22) o consegnarlo a domicilio”; sempre nelle zone arancioni e rosse i negozi sono “chiusi, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità, sia nell’ambito degli esercizi commerciali di vicinato sia nell’ambito della media e grande distribuzione, anche ricompresi nei centri commerciali; anche i mercati sono “chiusi, salvo le attività dirette alla vendita di soli generi alimentari”.

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