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Reinfezioni e ospedali pieni, così le varianti del virus mandano in tilt il sistema sanitario regionale

Occupato oltre il 61% dei posti in terapia intensiva al momento disponibili in Umbria, la stima di Agenas: 95 ricoveri in rianimazione entro i prossimi sette giorni. La governatrice Tesei: possiamo arrivare a 700 posti letto

Secondo i dati dell’ultimo bollettino sull’emergenza Coronavirus in Umbria - aggiornato al 9 febbraio - i ricoveri in Umbria sono 513, di cui 79 in terapia intensiva.

Il monitoraggio quotidiano di Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, evidenzia come il tasso di occupazione dei posti letto in area non critica Covid19 sia passato dal 37% del 20 gennaio al 55% del 9 febbraio, con un andamento che è inverso rispetto a quello registrato a livello nazionale (dal 35% al 31%).

La situazione diventa ancora più delicata se si esamina l’andamento del tasso di occupazione delle terapie intensive, che sono “schizzate” dal 29% dello scorso 20 gennaio al 61% di ieri. In Italia, l’andamento è ancora una volta contrario, visto che si è passati dal 29% al 24%.

In base a questi dati, Agens e Università di Pavia hanno elaborato una stima per i prossimi sette giorni, in base alla quel al 15 febbraio i posti in terapia intensiva potrebbero essere quasi cento.

Una escalation, quella dei ricoveri, che segue l’arrivo in Umbria delle due varianti al Covid: quella brasiliana, che sviluppa cluster prevalentemente in ospedale, e quella inglese che invece - sembra - preferisca le basse fasce di età come terreno di trasmissione.

Varianti al virus il cui comportamento è dunque imprevedibile se si considera che, rispetto ai 33 campioni inviati dall’Umbria all’Istituto superiore di sanità, 18 erano con variante inglese e 12 brasiliana, con due casi di reinfezione.

Il piano di salvaguardia previsto dall’Umbria prevede una disponibilità di 576 posti letto, di cui 78 dedicati alla terapia intensiva e 118 ai post acuti/rsa. Il piano di emergenza ha portato questa soglia a 615.

Con 139 posti letto occupati (di cui 24 in terapia intensiva) l’ospedale di Perugia ha superato la sua capacità di assorbimento de malati Covid- Stesso discorso per il Santa Maria di Terni che, alla data del 9 febbraio, vede 113 ricoveri complessivi (23 in rianimazione) rispetto ad una capacità massima di 105. Soltanto Spoleto e Città di Castello hanno ancora margine per accogliere malati, le altre strutture ospedaliere sono in difficoltà. Tanto è vero che la presidente Tesei, nelle comunicazioni di ieri in consiglio regionale, ha parlato della possibilità di incrementare i posti letto complessivo fino a quota 700, portando le terapie intensive a 160 rispetto alle attuali 130, in attesa anche degli ulteriori 40 posti in rianimazione che dovrebbero essere pronti entro la fine di febbraio. Termine entro il quale, è la speranza di tutti, le restrizioni possano contribuire a fermare la diffusione del contagio e dunque a limitare la pressione sugli ospedali.

  

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