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Coronavirus, Umbria “arancione” per un’altra settimana. Dubbi su vaccino e riapertura delle scuole

Il punto sull’epidemia: ancora 72 classi in quarantena, il piano della Regione per un rientro in classe in sicurezza. Duemila sanitari devono ancora avere la prima dose del siero anti Covid

L’Umbria dovrebbe restare nella fascia “arancione” anche la prossima settimana. Perché se è vero che non c’è stato un peggioramento degli indicatori relativi alla diffusione dell’epidemia da Coronavirus nel corso degli ultimi giorni, le direttive del Governo prevedono la permanenza nella fascia di rischio per quindici giorni prima di introdurre eventuali modifiche.

È questo uno degli elementi emersi nella consueta conferenza stampa da parte della task force regionale per fare il punto dell’emergenza sanitaria sul territorio regionale.

Il particolare, è stato dettagliato il piano dell’Umbria per la ripartenza delle scuole superiori – da lunedì 25 gennaio, fino ad un massimo del 75% degli studenti in presenza – specificando che non è però ancora certo che la campanella tornerà a suonare. Nella giornata di oggi saranno raccolti ed esaminati gli ultimi dati disponibili in base ai quali si deciderà se riaprire le aule o proseguire con la didattica a distanza.    

Ad oggi in Umbria sono 72 le classi in quarantena, 58 nel Perugino (1.490 studenti) e 14 nel Ternano (104). Appare però evidente che la mobilitazione di cica 40mila studenti umbri potrebbe “determinare un incremento del rischi di contagio per studenti e gli operatori”. Fino alla pausa scolastica di Natale, il virus nelle scuole dell’Umbria ha generato 1.555 casi positivi con 1.236 classi in isolamento per un totale di 27.639 tra alunni, docenti e personale Ata.

La ripartenza farà scattare un protocollo che prevede la diagnosi precoce entro un massimo di 24 ore dei casi scolastici. Questo grazie alla possibilità di tracciare tempestivamente i contatti dei positivi e sottoporli a test antigenici.

Tenendo comunque presente che la scuola non è stata fino ad ora un terreno fertile per il virus. In oltre il 70% dei casi, nelle classi non si è avuto nessun contagio oltre al caso indice. Sporadici cluster si sono avuti in classi delle scuole superiori di primo e secondo grado, difficilmente imputabili a contagi avvenuti durante la presenza in aula. Ad eccezione di alcuni casi registrati nelle scuole dell'infanzia, non vi è evidenza di contagi da docente ad alunno o viceversa.

Il piano prevede comunque che tutti i contatti individuati dei casi positivi saranno sottoposti a tampone antigenico a tempo zero e che tutto il gruppo classe-sezione, sarà posto in isolamento fiduciario e tutti saranno sottoposti a test antigenico rapido, ripetuto dopo la decima giornata (fine quarantena).

Per quanto riguarda il tema dei vaccini, il punto resta l’approvvigionamento. Ad oggi, è stata completata la somministrazione della prima dose (14.569 dosi somministrate su 19.025 consegnate, pari al 76,6%) fatta eccezione per circa duemila sanitari (su 14mila, ma per ragioni diverse) e si sta iniziando con la seconda dose per operatori sanitari, ospiti rsa e personale sanitario case di cura. Pfizer distribuirà però un numero minore di sieri e dunque non si potrà estendere la platea ad altre categorie. Cosa che invece avverrà – probabilmente – nel momento in cui ci sarà la disponibilità di altri farmaci, come quello di Astra-Zeneca su cui il 29 gennaio si pronuncerà l’Agenzia europea del farmaco.

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