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Covid, l’allarme: “Virus sommerso che continua a diffondersi, la gente è stanca e meno collaborativa”

Il punto sull’emergenza Coronavirus in Umbria: incidenza ancora alta nel Ternano, a Terni oltre 200 casi ogni centomila abitanti. Vaccini AstraZeneca: “Oltre 110 eventi avversi, ma il più grave è stato un’orticaria”

“C’è un sommerso dal quale continua a diffondersi il virus e che non viene diagnosticato” conseguenza della “volontà di negare il problema”.

I numeri dell’emergenza Coronavirus in Umbria dicono che la regione sta lentamente uscendo dalle grinfie della terza ondata. C’è entrata per prima e per prima ha sperimentato sulla propria carne la violenza degli effetti delle varianti che hanno una contagiosità superiore al 30/40% del virus. Ma oltre ai dati che il nucleo epidemiologico regionale ha analizzato nell’ultima settimana, il punto stampa con la task force che sovrintende l’emergenza Covid è stata occasione per sottolineare un altro aspetto che fino a questo momento non era emerso.

Sono proprio i dati a delinearne i contorni. I ricoveri, al netto di una “leggera fase di riduzione, sono ancora consistenti – spiega la dottoressa Carla Bietta - sia in ordinario che in terapia intensiva: sono ad oggi oltre 75, un valore che continua a preoccupare. I decessi continuano a non calare (circa 50 a settimana). Nella prima fase dell’epidemia (fine agosto) l’età media dei positivi era intorno a 49 anni e quella dei deceduti a 77,8 anni. Ad oggi – prosegue - si è abbassata l’età media delle persone positive (43,7 anni) ed aumenta quella dei deceduti (81 anni)”. C’è dunque una “attenzione su numerosità dei casi e decessi tra seconda e terza fase” che sembra essere sintomo di un “sommerso dal quale continua a diffondersi il virus e che non viene diagnosticato” per “volontà di negare il problema”.

La dottoressa Bietta parla dunque di una “minore collaborazione assieme alla presenza delle nuove varianti” e rileva la presenza di “due anime: una più rigorosa e una più leggera a fronte di una situazione iniziale in cui chiunque era spaventato. Ora ci siamo abituati a decessi, bollettini: c’è in alcune categorie una sottovalutazione del rischio”. Frutto di una “forte stanchezza che tende a far mettere sulla difensiva le persone che non vogliono sentirsi limitate nella loro libertà”.

I numeri, dunque. Il dottor Marco Cristofori spiega che “da fine febbraio siamo in una fase discendente, anche se lenta. L’Umbria ha anticipato quello che sta succedendo a livello nazionale: siamo stati i primi a segnalare la variante brasiliana. Ora abbiamo dati migliori rispetto al resto d’Italia”.

L’indice Rt oscilla fra 0.91 e 0.92. L’incidenza attuale media in Umbria è attorno a 171 casi ogni centomila abitanti. Alle restrizioni attuali, la prospettiva è che scenda a 157 nei prossimi sette giorni e a 144 nelle prossime due settimane.

Ad oggi, nel Perugino l’incidenza è di 168,70 casi ogni centomila abitanti, che salgono a 177,66 nel Ternano. La media regionale è di 171, sotto la soglia di allerta che l’Umbria ha fissato a 200. Più nel dettaglio, a Terni è di 202, ad Orvieto di 225, in Valnerina di 286, nell’Assisano di 313 e in Alto Tevere di 323.

Nelle prossime ore queste cifre saranno analizzate dal comitato tecnico scientifico – regionale e nazionale – per verificare la possibilità di riaprire le scuole elementari da lunedì in quei distretti in cui l’incidenza sia sotto la soglia di allerta.

Nel giorno in cui si ricordano le vittime del Covid è stato anche tracciato un bilancio rispetto al tributo che l’Umbria ha pagato in termini di vite umane in questo ultimo anno. Alla data del 16 marzo, i decessi in regione sono stati 1.175: di questi, 1.007 sono avvenuti in ospedale, 36 in un’altra struttura sanitaria o assistenziale, 132 domicilio per una età media prossima agli 82 anni.

Il commissario all’emergenza, Massimo D’Angelo, ha anche illustrato la situazione della campagna di vaccinazione in Umbria. Ad oggi sono 101.487 i vaccinati in Umbria.  Di questi, 73.925 prima dose hanno ricevuto la prima dose e 24.659 sono over 80. Un passaggio è stato effettuato anche sulla situazione AstraZeneca, fermato per verifiche da Aifa. Rispetto alle 22.263 dosi somministrate, gli eventi avversi sono stati 110. “Stiamo verificando il rapporto causa/effetto, ma si tratta di sintomi comunque lievi come cefalea, dolori osteoarticolari-muscolari.  Dobbiamo dunque capire se questi eventi siano o meno correlati al farmaco. La situazione più grave è stata un’orticaria”.

“Grazie a tutto il personale sanitario”, ha detto l’assessore regionale alla sanità, Luca Coletto. “Durante questo lungo anno, non abbiamo mai smesso di intubare i pazienti e di curarli nei reparti Covid. Abbiamo fatto passi avanti, ne faremo ancora”.

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