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Coronavirus, la Regione “apre” ai tamponi per tutti: investimento per la prevenzione

L’assessore Coletto: c’è una logica in questa proposta, ma il provvedimento dovrebbe essere esteso a tutto il territorio nazionale ed europeo. Come funziona e quanto costa il tampone per il Covid19

Dal 16 marzo scorso, anche il Dipartimento di diagnostica di laboratorio e immunostrasfusionale dell’azienda ospedaliera di Terni effettua test sui tamponi per la diagnosi di infezione da Coronavirus. Ogni mattina vengono effettuati test su sedici campioni, che prima di questa data, venivano inviati al laboratorio di microbiologia di Perugia. Le risposte arrivano nell’arco di sei/otto ore. “Con un eventuale incremento di personale – dicono dall’ospedale cittadino - si potrebbe arrivare a fare due sedute giornaliere”.

Fino ad oggi su tutto il territorio regionale sono stati eseguiti 1.323 tamponi: i positivi al Covid19 sono – alla mezzanotte del 16 marzo – 193. Il dibattito di queste ore si concentra attorno alla questione degli “asintomatici”, ossia quella amplissima fetta di popolazione che, in isolamento fiduciario, non presenta sintomi circa la presenza del virus. Su un totale di quasi duemila persone in isolamento in Umbria (1.995 per la precisione), 1.550 sono “asintomatiche”, ossia non evidenziano sintomi della presenza del Coronavirus. Di questi, gli asintomatici “ternani” sono 403, 1.147 quelli in provincia di Perugia. I sintomatici in isolamento sono invece 445, di cui 281 nel Perugino e 164 nel Ternano. Di fatto, soltanto uno su quattro di chi finisce sotto osservazione manifesta sintomi che potrebbero presagire la presenza del Covid19. Gli altri, no.

Una buona parte del mondo scientifico sostiene la possibilità di estendere il tampone a tutti, così da avere un quadro certo ed aggiornato circa la reale presenza del virus ed evitare in questo modo che i portatori sani – e senza sintomi – possano diventare vettori di Covid19.

E una apertura in tal senso arriva dalla Regione Umbria. “Effettuare i tamponi anche ai pazienti asintomatici rappresenterebbe una buona strategia per contenere la diffusione dell’infezione da coronavirus, ma visto che si tratta di pandemia, il provvedimento dovrebbe essere esteso su scala nazionale”. È infatti questo il pensiero dell’assessore regionale alla salute, Luca Coletto.

“C’ è una logica in tutto questo – afferma Coletto – che fa riferimento alla tipologia del virus che è trasportato da persone sane con fisici resistenti che ne infettano altre. Il Governo dovrebbe valutare di fare questo tipo d’investimento per la prevenzione, individuando così i portatori sani che verrebbero messi in quarantena per il periodo stabilito. Ovviamente, il provvedimento dovrebbe essere esteso a tutto il territorio nazionale e perché no, anche europeo”.

“Questo sul fronte della prevenzione – dice Coletto – insieme alla vaccinazione, quando disponibile. A infezione ormai esplosa, l’unica nostra garanzia è che il Governo provveda a una distribuzione rapida tra le regioni dei dispostivi personali di protezione individuale e dei ventilatori per l’allestimento dei posti di terapia intensiva. È auspicabile che tutto ciò avvenga senza trascurare le necessità di nessuna regione”.

L’Organizzazione mondiale della sanità, al momento, raccomanda però di non fare test a tappeto, ma solo ai sintomatici (chi manifesta cioè problemi respiratori e febbre) o con storia a rischio.

Il test prevede che il medico utilizzi un piccolo bastoncino, simile a un lungo cotton fioc, che viene introdotto nella faringe per prelevare un campione di muco e saliva dalla gola. Il bastoncino viene poi immerso in un gel conservativo e inviato al laboratorio per l’analisi. Altri tipi di campioni che è possibile prelevare sono quelli nasali e quelli delle vie aeree basse.

Alle 17 di ieri, 17 marzo, in Italia erano stati eseguiti 148.657 tamponi: la regione che ne ha fatti di più è la Lombardia (46.449 per 16.220 casi totali di positività), quella che ne ha eseguiti di meno la Basilicata (262 tamponi e 20 casi positivi). Il materiale per il tampone faringeo ha un costo di circa 1 euro mentre la procedura di analisi è a carico del servizio sanitario nazionale. Complessivamente, il costo di logni test si aggira attorno ai 30 euro. I protocolli di sicurezza raccomandano di effettuare un secondo tampone, mentre la conferma definitiva della presenza di Covid-19 viene unicamente dai laboratori dell’Istituto superiore di sanità.

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