Coronavirus, la “guerra” dei tamponi. La Regione: serve solo se fatto su pazienti che presentano sintomi

Appello della polizia: necessario farlo a tutte le forze dell’ordine. La task force di Palazzo Donini: stiamo rafforzando le squadre di sorveglianza. E il Nursind propone: tampone in auto come nelle Marche

Tampone sì, tampone no. O meglio, la domanda corretta: serve davvero estendere a tutti il test per verificare la positività al Coronavirus. Il dibattito è aperto da giorni, da quando è esplosa l’emergenza Covid19.

Alcuni medici sottolineano la necessità di allargare la base delle verifiche, soprattutto per individuare gli asintomatici sulla scorta di quanto è accaduto ad esempio nell’ospedale di Padova e a Vo’ Euganeo.
L’assessore regionale alla sanità, Luca Coletto, è intervento dicendo che la proposta potrebbe essere valida sul fronte della prevenzione, ma solo se inserita in un piano nazionale.

Molte le pressioni che arrivano in tal senso, soprattutto per quanto riguarda chi si trova ad operare in prima linea, senza però avere gli strumenti di difesa necessari. Si pensi a medici, infermieri, operatori sanitari e forza dell’ordine, sprovviste dei presidi di sicurezza personale come mascherine, camici, guanti.

L’appello dei poliziotti

“In questi giorni il nostro lavoro su strada è aumentato proprio per i controlli che dobbiamo eseguire. Sono centinaia - spiega Francesco Petitti, segretario regionale della Federazione sindacale di polizia - le persone che ogni giorno sulle strade dell’Umbria vengono fermate e controllate; in questo contesto, il rischio di contagio per gli appartenenti alle forze dell’ordine è alto, soprattutto perché le indicazioni del dipartimento della pubblica sicurezza sono di indossare solo mascherine chirurgiche che, come noto, non proteggono dal contagio. Il rischio è che poiché le forze dell’ordine sono costrette ad uscire in auto in due e stanno tra loro ad una distanza molto inferiore al metro indicato dalle autorità sanitarie, un eventuale contagio di un poliziotto rischierebbe di propagare anche ad altri colleghi l’infezione e quindi c’è il rischio concreto che interi reparti di polizia vengano bloccati”.

“È evidente, infatti, che se saltasse la catena della sicurezza e dei soccorsi sarebbe il caos. Per questi motivi - conclude Petitti - effettuare a tappeto il tampone alle forze dell’ordine che svolgono i controlli su strada consentirebbe di isolare immediatamente eventuali casi di contagio e garantirebbe la prosecuzione dell’attività di prevenzione e di soccorso pubblico legata, in questo frangente, soprattutto al rispetto delle ordinanze emanate dal governo per l’emergenza coronavirus”.

Tamponi in Umbria, ecco la situazione

Sono 3.561 i tamponi eseguiti nella Regione Umbria da quando si è diffusa con grande rapidità l’infezione da Sar-CoV2, responsabile della malattia che tutti abbiamo imparato a conoscere come CoVid 19.

Il laboratorio di microbiologia, individuato come quello di riferimento regionale, diretto dalla professoressa Antonella Mencacci analizza in media tra i 300 e i 350 tamponi al giorno, che provengono sia dal territorio che dagli ospedali della Usl Umbria 1. Il laboratorio, che naturalmente garantisce la risposta anche per tutti i pazienti che sono ricoverati al Silvestrini, inoltra la risposta entro le 4 del mattino dopo. 

“Da metà marzo – spiega la dottoressa Maria Donata Giaimo, che fa parte dell’Unità strategica di raccordo per l’emergenza Coronavirus, attivata nell’ambito della task force regionale - la Regione ha ritenuto di allargare la rete dei laboratori con il dipartimento di diagnostica di laboratorio e immunotrasfusionale dell’azienda ospedaliera di Terni e con l’Istituto zooprofilattico delle Regioni Umbria e Marche”.

Attraverso i tamponi orofaringei in pazienti sospetti di avere l’infezione, perché presentano sintomi come febbre, tosse, congiuntivite, cefalea viene cercato il virus: questa attività diagnostica non si basa sull’utilizzo di kit commerciali, ma su una metodica approvata dall’Istituto superiore di sanità e non alla portata di qualunque laboratorio.

“Il coronavirus è un virus completamente nuovo, che ha trovato gli esseri umani indifesi dal punto di vista immunitario – spiega la dottoressa Giaimo – altamente contagioso, di conseguenza l’infezione si propaga con grande facilità tra le persone”.

“Il tampone deve essere effettuato solo sui pazienti che presentano sintomi, con l’obiettivo, non solo di confermare la diagnosi, ma anche e soprattutto, per rintracciare tutte le persone che nelle 48 ore precedenti l’insorgenza dei sintomi sono state in contatto con il paziente positivo. Per questa ragione – continua Giaimo - i soggetti senza sintomi non dovrebbero fare il tampone, perché un tampone negativo non esclude che la persona a cui viene eseguito abbia una carica virale ancora talmente bassa da non permettere ai test di rilevare il virus. Un tampone negativo quindi, non esclude l’infezione ed è perciò necessario un secondo tampone dopo 24 ore”.

La dottoressa Giaimo spiega che, “dal momento della comunicazione di un caso sospetto ai servizi territoriali da parte del medico di medicina generale o degli operatori del Nus, il paziente viene contattato e preso in carico dai medici dei servizi di igiene e sanità pubblica che, se necessario, programmeranno il tampone entro le 24 - 36 ore”.

“Le Usl – aggiunge la dottoressa Giaimo – stanno facendo uno sforzo enorme per seguire nel migliore dei modi i pazienti sintomatici in isolamento cercando di non trascurare nessuno. Stiamo lavorando per rafforzare le squadre di sorveglianza in tutti i territori per far sì che i pazienti siano contattati e monitorati due volte al giorno. Entro la settimana partiranno anche le unità speciali di medici che svolgeranno attività di monitoraggio telefonico e di visita ai pazienti positivi in quarantena nel proprio domicilio”.

La proposta del Nursind: il tampone in auto

A segnalare questo progetto è il Nursind, sindacato delle professioni infermieristiche, che parla di “alcune iniziative attuate sia dalla Regione Marche che della Regione Emilia Romagna per migliorare la mappatura dei soggetti potenzialmente infetti”.

“I progetti – scrive Marco Erozzardi, coordinatore regionale del sindacato - prevedono d’estendere l’esecuzione del tampone in auto, in un’area dedicata e presidiata, per tutti coloro che sono stati a stretto contatto con persone risultate Covid19 positive e per questo attualmente posti in quarantena”.

“Si tratta di effettuare il tampone all’interno della propria auto – spiega Erozzardi - ma con procedure diverse rispetto a quelle standard eseguite in ospedale o a domicilio. In pratica, attraverso la targa dell’auto della persona COVID-19 sospetta, avviene il riconoscimento del soggetto che deve effettuare il controllo microbiologico. Una volta ferma l’autovettura sul luogo individuato, l’operatore sanitario controlla che il soggetto indossi mascherina e guanti mentre l’operatore della polizia locale verifica la targa e la proprietà del mezzo, nonché l’identità della persona mediante documento; in seguito al riconoscimento, viene eseguito il tampone di circostanza. Questa procedura permette di risparmiare tempo di lavoro e minimizzare i rischi per gli operatori dedicati alla mappatura dei casi sospetti, inoltre rende possibile la riduzione dell’uso dei DPI. I primi dati dichiarati dalla Regione Marche, Comune di Fabriano, sottolineano un risparmio netto in consumo di DPI superiore al 70%”.

Secondo il Nursind, “questa modalità di esecuzione rende concreta la possibilità di organizzare in maniera coordinata l’incontro del soggetto Covid19 sospetto e il servizio di igiene in postazioni allestite e sicure. L’esito del tampone poi verrà notificato al soggetto che continuerà a mantenersi in regime di sorveglianza. Il programma prevede di stabilire luogo e giorno in cui polizia locale e servizio di igiene effettueranno i controlli e i tamponi richiesti. I soggetti Covid19 sospetti vengono avvertiti telefonicamente i giorni precedenti all’esecuzione del tampone per accertare condizioni fisiche e la possibilità di raggiungere il luogo preposto al controllo”.

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“Alla luce di quanto indicato – conclude il sindacato nella nota inviata alle Usl umbre, alle prefetture e alla polizia locale dell’Umbria - si richiede di prendere in considerazione tale proposta e di renderla operativa nel più breve tempo possibile, al fine di implementare strategie volte al contenimento del contagio e alla mappatura dei soggetti a rischio”.

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