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Lotta al Coronavirus, ecco i farmaci sperimentati sui pazienti umbri per sconfiggere Covid19

Dagli anti-virali fino ai medicinali HiV inibitori, passando per il tocilizumab. “Non esiste una terapia specifica, sono tutte su base empirica: tutti i risultati finiscono in un data-base”

Ad oggi In Umbria il Coronavirus ha provocato la morte di 28 persone: pazienti che avevano un’età dai 59 agli 89 anni. Sono 44 i pazienti in terapia intensiva che stanno lottando tra la vita e la morte. I guariti sono, con diverse classificazioni, 39. Non c’è un vaccino ancora testato in grado di debellare questo virus. Ma allora come operano i nostri medici? Che farmaci e terapie stanno utilizzando per arginare gli effetti devastanti sui polmoni da parte del Coronavirus? Per la prima volta in via ufficiale la task force della Regione Umbria ha spiegato tutto in conferenza stampa - nel giorno del lancio dei test-brevi e tamponi a tappeto - affidando le illustrazioni tecniche e mediche alle professoresse Daniela Francisci e Antonella Mencacci.

È stato spiegato che “non esiste una terapia specifica per questo virus, tutte sono su base empirica, magari frutto di precedenti esperienze come per le epidemie di Ebola e Sars” e sono tre al momento gli approcci di cura ai pazienti. Si sta sperimentando (primo approccio) con “farmaci attivi nei confronti HiV, inibitori della proteasi abbinati all’idrossicloriclina e sono attivi sulla replica del virus e sull’infiammazione che determina; questi sono utilizzati in forma ampia sui casi”. Poi ci sono prodotti sperimentali come “un farmaco anti-virale, commercializzato non in Italia, che per averlo richiede una procedura complessa. Anche in questo caso si tratta di un anti-virale che agisce sulla replica del virus”.

La terza opzione che si sta sperimentando riguarda farmaci attivi sotto il profilo immunologico, “perché in alcuni pazienti si scatena la tempesta citochimica per cui ad un certo punto il virus non lavora più lui, ma purtroppo lavora questa iperproduzione di sostanze infiammatorie che causano danni ai polmoni”.

Tra questi, il più usato, è il tocilizumab, un farmaco anti-artrite che può attutire questa esagerata esplosione infiammatoria. “Ne abbiamo avuto una buona fornitura. Che risultati sta dando? Intanto non viene somministrato a chi ha solo i sintomi, seppur ricoverato. Ma viene sperimentato nei pazienti più gravi: in alcuni di loro riscontriamo risultati incoraggianti, mentre nei casi più gravi, chi è intubato e in rianimazione i risultati sono più incerti”.

Il farmaco in questione viene somministrato sia per via venosa che sotto-cute. “Il tocilizumab sotto cute, con effetti più blandi, lo utilizziamo per i pazienti con criticità che definiamo media”. Tutti i risultati testati sono inseriti in un data-base, condiviso, per cercare di avere sempre più dati a disposizione e indirizzare verso una cura specifica, in grado di intervenire a tutti i livelli sul male.

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