Coronavirus, la testimonianza di due coniugi positivi: “Abbandonati dalle istituzioni. I nostri rifiuti rimangono dentro casa”

Le criticità che emergono con l’isolamento contumaciale soprattutto nella gestione dei bisogni quotidiani oltre alle preoccupazioni dettate dalla salute

foto di repertorio

Il contagio in ambito familiare rappresenta il caso emblematico, di questa emergenza sanitaria. Come è noto, una volta ratificato il provvedimento di isolamento contumaciale, è obbligatorio restare nella propria abitazione, onde evitare di rischiare di diffondere l’infezione. A seguito di ciò si innescano una serie di problematiche, soprattutto dettate dall’impossibilità di gestire i propri bisogni quotidiani. E’ il caso di marito e moglie entrambi positivi al Coronavirus, con due figli piccoli a carico.

“Siamo due coniugi con due figli piccoli, abbandonati dalle istituzioni comunali e regionali” raccontano nella testimonianza. “Capite cosa vuol dire per una coppia con figli essere costretti in quarantena senza supporto, senza indicazioni sanitarie o monitoraggi costanti, senza servizi attivati per lenire la situazione?”. Le difficoltà emerse: “Siamo costretti a sommare la preoccupazione per la salute a quella relativa alla gestione dei bisogni quotidiani: la spesa, i farmaci, i figli, i rifiuti che rimangono dentro casa, gli animali domestici da portare fuori. Abbiamo trovato aiuto solo grazie a qualche anima pia e ad una associazione"

"Tuttavia – aggiungono - siamo completamente abbandonati dalle istituzioni. Abbiamo chiesto al contempo servizi uniformi e di livello. Spetta ai comuni – concludono nella testimonianza - che devono attivare una serie di azioni e protocolli, oltre a provvedere ai servizi di raccolta dei rifiuti per le persone infette”.

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