Coronavirus, la testimonianza di un’insegnante ternana: “Funzionamento dell’istruzione lasciato alla buona volontà del singolo”

L’associazione Terni Valley ha lanciato una nuova iniziativa denominata #schoolsofTerni. La testimonianza di una docente del liceo in questo momento così complesso anche per le attività didattiche

foto di repertorio

“Dicci la tua!”. Una nuova iniziativa per raccogliere opinioni, pareri, riflessioni all’interno del complesso mondo della scuola. L’associazione Terni Valley lancia #schoolsofTerni dopo aver dato spazio ai ternani residenti all’estero, nel corso della prima ondata dell’emergenza sanitaria. Sulla pagina facebook di riferimento vengono pubblicate le testimonianze dei protagonisti ossia docenti, collaboratori, dirigenti scolastici. C’è possibilità di intervento anche per genitori, alunni, parenti dei ragazzi i quali stanno affrontando questo nuovo anno scolastico, all’insegna delle problematiche dettate dalla nuova diffusione del contagio.

“A partire da martedì 3 novembre la scuola secondaria di secondo grado svolgerà le sue lezione nella modalità della didattica a distanza, come indicato nell’ordinanza della regione Umbria” ricorda M.B. insegnante del liceo. “Il provvedimento, reso probabilmente urgente dalla specificità della situazione sanitaria della regione stessa, si interseca con quanto indicato dal DPCM della presidenza dei ministri, parzialmente modificandolo”.

Una prima riflessione a margine. “La sensazione di un docente è quella di un susseguirsi di norme pensate soltanto nell’ottica dell’emergenza, ottica giustificata da condizioni oggettive, ma anche dalla mancanza di una regia che mettesse insieme tutto ciò che ruota intorno al mondo della scuola”.

Domande e costatazioni

“Un docente che entra in servizio alle 8 del mattino, attraversando le strade, si pone tante domande. Cosa fanno i nostri ragazzi prima di entrate in classe, con le mani sanificate e le mascherine sui loro visi? I nostri ragazzi entrano in classe, siedono sui banchi, fanno ricreazione seduti, sorvegliati dai loro docenti. Ma cosa accade prima e dopo?” si domanda la docente. “I ragazzi sono saliti sui mezzi pubblici ogni mattina per un mese, avendo la possibilità di stare a distanza gli uni dagli altri?”

“La scuola non è un mondo a sé stante, l’impegno che ciascun dirigente ha certamente profuso per garantire la maggior sicurezza possibile agli studenti, ai docenti e all’intero personale scolastico, posto che la sicurezza assoluta, separata dalle circostanze, probabilmente non esiste, non si è inserita in un’adeguata riorganizzazione di ciò che accade prima e dopo del suono della campanella”.

Tra le tante questioni una prettamente personale: “Ho un certo margine di certezza di non essere io stesso un pericolo per i ragazzi?” riferendosi al rischio di poter essere un vettore di contagio. “La nostra regione non poteva, forse, investire nello sforzo di uno screening frequente di docenti e studenti, in considerazione nel numero di persone che ogni giorno entra in una classe?. La sensazione è che, ancora una volta, esperienza purtroppo non nuova, il funzionamento dell’istruzione sia stato lasciato alla buona volontà del singolo docente o della singola istituzione – conclude nell’intervento -  relegando, una volta di più, il sistema scolastico tra gli ultimi, se non a parole, nei fatti."

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