Coronavirus, un ternano a New York: “Prima troppa leggerezza. Ora stanno cercando di porre rimedio ”

La pandemia Coronavirus si sta diffondendo superando confini e coinvolgendo sempre più paesi di tutto il pianeta

foto di repertorio

"Mi sono trasferito a New York da più di quattro anni e ho la fortuna di lavorare nella moda per uno dei marchi umbri e italiani più conosciuti e apprezzati non solo in Italia ma nel mondo”. Si trova negli Stati Uniti per motivi di lavoro guardando con attenzione ciò che sta accadendo nel nostro paese e naturalmente nella sua terra di origine. Nato a Montecastrilli, cresciuto a Terni ora Emanuele Bianconi vive l’emergenza Coronavirus in un paese dove il contagio si sta diffondendo sempre con maggior insistenza: “Mi trovo a Manhattan al giorno dodici di smart working dal mio appartamento al quale ho aggiunto anche una personale quarantena per cui esco solo per fare spesa sotto casa.

Non sarebbe vietato farsi una corsa o una passeggiata anche con un amico – afferma Emanuele - a patto di rispettare la “social distance” ma preferisco aspettare tempi migliori per questo. Parlando con amici e colleghi americani noto ovviamente una certa leggerezza da parte loro nell’affrontare questo problema anche per colpa di chi dall’alto, continuava fino a 15/20 giorni fa a definire questo virus poco piu’ di un raffreddore. Ad ogni modo ora sia a livello locale che centrale stanno cercando di porre riparo a questa situazione poiché’ lo stato di New York in questo momento conta il 50% dei casi di tutto il paese.”

Il contatto con amici e familiari

“Sto sempre in contatto anche con tutti I miei amici sparsi un po’ in tutta l’Umbria tra Montecastrilli dove sono nato e cresciuto, Terni e infine Perugia dove poi ho completato gli studi e iniziato a lavorare. Anche se sto dall’altra parte del mondo chiedo sempre aggiornamenti sulla realtà locale e cerco per quanto possibile di far sempre sentire la mia vicinanza come per esempio con la raccolta fondi che giusto in questi giorni abbiamo fatto a Montecastrilli e mandato ad alcuni nostri amici di Bergamo.

Ho lasciato il mio paese -  conclude - perché l’opportunità lavorativa era importante. Inoltre mi piace esplorare nuove realtà e mettermi in gioco da sempre quindi non ci ho pensato più di tanto. Ovviamente però l’Italia è l’Italia e la famiglia ti manca ogni giorno di piu’ quindi cerco di tornare appena posso diciamo 2-3 volte l’anno per strapazzare di coccole il mio nipotino di un anno e mezzo”.

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