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Martedì, 31 Gennaio 2023
Cronaca

Soldi e lavori gratis in cambio di pratiche più veloci e senza rischio di bocciatura: arrestato dipendente dell'Agenzia delle entrate

Sospeso un collega che lo avrebbe aiutato e divieto di esercizio della professione per un agronomo. Indagate 18 persone tra cittadini e professionisti di Perugia

Due dipendenti dell’ufficio provinciale dell’Agenzia delle entrate di Perugia e un agronomo sono stati raggiunti dalle misure cautelari degli arresti domiciliari, della sospensione dal lavoro e del divieto di esercitare la professione per corruzione ed accesso abusivo ai sistemi informatici. In tutto, sono 18 le persone indagate.

I militari della guardia di finanza hanno dato esecuzione a un’ordinanza del gip del Tribunale di Perugia di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un dipendente dell’Agenzia delle entrate, della sospensione per otto mesi dall’esercizio del pubblico ufficio a carico di un collega e del divieto di esercitare la libera professione di perito agrario per 12 mesi nei confronti di una terza persona per i reati contestati di corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, istigazione alla corruzione e accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico.

L’indagine è scaturita da una serie di denunce anonime che segnalavano episodi di corruzione all’interno dell’ufficio, cui sono seguiti elementi probatori raccolti con intercettazioni telefoniche e ambientali e l’acquisizione di documenti inerenti a pratiche corruttive, con riscontri bancari.

Secondo gli investigatori un dipendente dell’ex ufficio del catasto di Perugia avrebbe svolto attività di redazione di atti di aggiornamento catastale, visure e redazione di planimetrie, dietro corresponsione di denaro da parte di privati cittadini e professionisti che si rivolgevano all’indagato principale per avere pratiche più veloci e di esito favorevole.

Le indagini hanno portato alla luce un presunto sistema consolidato e parallelo di evasione di pratiche catastali da parte dell’indagato principale che si sarebbe avvalso di strumenti e risorse dell’ufficio e della collaborazione di un collega e sfruttando l’abilitazione professionale del coniuge, per scopi privati.

Il sistema avrebbe funzionato in base al seguente schema: il principale indagato provvedeva a redigere la documentazione che veniva solo formalmente e fittiziamente fatta risultare riferita al professionista, privo, tra l’altro, di specifiche competenze in materia catastale. Quest’ultimo poi, emetteva regolare fattura per la prestazione resa a fronte del compenso pattuito, occultando in tal modo quello che, secondo le indagini, appare essere il passaggio di denaro per la corruzione.

Il conferimento dell’incarico al professionista compiacente, su segnalazione del dipendente dell’ufficio, faceva sì che, grazie alla posizione ricoperta all’interno dell’Agenzia da quest’ultimo, non solo fosse possibile l’accesso in totale autonomia ad informazioni, atti e documenti, sia essi presenti nelle banche dati informatiche e nell’archivio cartaceo, ma garantiva un sollecito e positivo esito della pratica.

È emerso anche che il dipendente, dietro remunerazione, si sarebbe prestato a fornire a professionisti e consulenti informazioni a cui aveva accesso in ragione del proprio ufficio, avvalendosi di un altro collega d’ufficio, nonché creando una “corsia preferenziale” per chi pagava, abbreviando i tempi burocratici e adoperandosi per ridurre i rischi di rigetto delle istanze. Tutto dietro un compenso in denaro o altre utilità, quali, ad esempio, prestazioni professionali in suo favore.

Il gip del Tribunale di Perugia ha ritenuto che “l’attività corruttiva dell’indagato (...) sia risalente, profondamente radicata e perfettamente collaudata in tutte le sue possibili varianti operative” e come “la sistematicità della vendita delle funzioni riscontrata, attuata con modalità molto spregiudicate e tali da rilevare come... consideri l’ufficio come res privata” di cui “liberamente disporre per fini di personale arricchimento, induce a desumere ragionevolmente l’attuale persistenza dell’illecita attività di mercimonio”, con un rischio “estremamente concreto ed attuale” che possa proseguire nel tempo, viste anche le amicizie e conoscenze con privati cittadini e professionisti perugini.

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