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Coronavirus, l’indice di contagio fa paura e l’Umbria rischia di finire in zona rossa dopo il 7 gennaio

Livello di allarme “alto” per il cuore verde d’Italia in base ai dati di Istituto superiore di sanità e ministero della salute. Il ministro Speranza: nessun liberi tutti, non possiamo permetterci errori

“Dal 7 gennaio si tornerà al sistema delle aree colorate, che ha dimostrato di funzionare abbassando l’Rt da 1,7 a 0,82, senza bloccare tutto il Paese”. Il ministro della salute, Roberto Speranza, anticipa oggi in un’intervista rilasciata a Repubblica cosa succederà a gennaio, quando finirà il regime del decreto legge del 18 dicembre e in attesa che abbia i primi effetti la campagna vaccinale che comincia ufficialmente oggi.

Il ministro spiega nel colloquio con il quotidiano che l’avvio è simbolico e per avere degli effetti apprezzabili sull’epidemia di Coronavirus ci vorrà del tempo: “Tu vaccini una persona, dopo 3 settimane devi fare la seconda iniezione e dopo 7 o 10 giorni gli anticorpi saranno efficaci. Per immunizzare 10 milioni di persone serviranno 20 milioni di iniezioni”. Per questo a gennaio (il 15 scadono gli effetti dei decreti legge e del Dpcm) non ci sarà nessun “liberi tutti”. Anche perché nel frattempo la variante inglese fa paura “per la velocità di trasmissione, più 0,4 di Rt, per il fatto che ha il suo picco tra i 10 e i 15 anni, perché è già in Francia, Spagna, Germania, Italia, ma tutti i nostri scienziati ci dicono che i vaccini dovrebbero essere efficaci per questa mutazione, che però ci dimostra come la partita sia ancora da vincere”. Per dichiarare la vittoria (parziale) contro l’epidemia “l’obiettivo è raggiungere i 50 casi ogni 100mila abitanti. Adesso ne abbiamo 150. Eravamo a 450 poche settimane fa, ma negli ultimi 15 giorni l’Rt ha cominciato a risalire, da 0,82 a 0,86-0,90. Per questo bisogna tenere alta la guardia: proprio ora che il vaccino ci sta per portare fuori dall’incubo, non possiamo permetterci nessun errore”.

Speranza fa riferimento al report dell’Istituto Superiore di Sanità e del ministero che nei giorni scorsi ha certificato che ci sono nove regioni a rischio: l’Rt nazionale è a 0,90 nel periodo tra il 14 e il 20 dicembre. La scorsa settimana l’Rt si era attestato a 0,86 confermando la ripresa della crescita (quindici giorni fa era a 0,82). Nella maggior parte delle Regioni e delle Province Autonome si registra un livello moderato o alto. In particolare l’Umbria – assieme a Liguria, Marche, Puglia e Veneto - sono classificate a rischio alto; 12 a rischio moderato, di cui quattro (Emilia-Romagna, Molise, Provincia Autonoma di Trento e Valle d’Aosta) sono a elevata probabilità di progredire a rischio alto nel prossimo mese nel caso si mantenga invariata l’attuale trasmissibilità. In totale quindi le regioni a rischio sono nove. Per questo anche se tecnicamente ad oggi quasi tutta l’Italia è in zona gialla (tranne l’Abruzzo, “arancione” ancora per poco) per gennaio si attende un ritorno delle aree rosse ed arancioni. Fino a quando l’epidemia non sarà sotto controllo. E potrebbero volerci altri mesi.

Quando finirà tutto? Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, lo pronostica oggi in un’intervista al Messaggero: “Per fine estate-inizio autunno dovremmo esserci. Va sottolineata la ponderosità dello sforzo: prendiamo 42 milioni di italiani come il target da immunizzare, il famoso 70% per l’immunità di gregge. Dividiamoli per 10 mesi, sono 4,2 milioni al mese. Vale a dire 140mila vaccinazioni al giorno. Un numero enorme”.

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