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Giovedì, 1 Dicembre 2022
Cronaca

“Ho provato a fermare il sangue che usciva dal collo di Mez, poi sono scappato come un vigliacco”

Omicidio Kercher, parla Rudy Guede: “Ero in quella casa, ma non l’ho uccisa. E sono diventato il condannato ideale: il negretto senza famiglia, senza spalle coperte, senza un soldo…”

Rudy Guede è stato condannato per l’omicidio di Meredith Kercher in concorso, ma quelli che si riteneva fossero in concorso con lui, invece, sono stati assolti definitivamente.

Dopo l’intervista ad Amanda Knox pubblicata sul settimanale Oggi, adesso è il 35enne ivoriano, che da poco ha terminato di scontare la condanna a 16 anni, a rilasciare un’intervista al Corriere della Sera: “Non ho ucciso Meredith Kercher”, dice l’uomo a quindici anni di distanza da quello che ormai purtroppo passato alla storia come il “delitto di Perugia”. “Io c’ero in quella casa, chi lo nega? C’erano le mie tracce sul luogo del delitto, certo. Mica stavo fermo in un angolo. Ero con Meredith, ci siamo scambiati effusioni, abbiamo avuto un approccio sessuale, sono andato al bagno, ho provato a fermare il sangue che le usciva dal collo…”, ma poi è fuggito, come ha sempre raccontato in tribunale.

Ed è proprio la fuga che Rudy dice di non riuscire a perdonarsi: “La paura ha preso il sopravvento e sono scappato come un vigliacco, lasciando Mez forse ancora viva. Di questo non finirò mai di pentirmi. Ma avevo 20 anni e avevo davanti una ragazza agonizzante, l’ho soccorsa ma poi la mente è andata in tilt. Magari sarebbe morta lo stesso, ma non aver chiesto aiuto resta la mia grandissima colpa”.

Rudy Guede è stato condannato per i reati di violenza sessuale e concorso in omicidio con ignoti, ma nell’intervista chiama in causa Amanda Konx e Raffaele Sollecito: “Nelle mie sentenze c’è scritto: in concorso con Amanda Knox e Raffaele Sollecito, e nessuno dei giudici mi ritiene autore materiale del delitto. Poi loro due vengono assolti. Allora io chiedo: con chi ho concorso? Non si capisce di cosa sia colpevole e con chi. Un condannato impossibile. O forse il condannato ideale: il negretto senza famiglia, senza spalle coperte, senza un soldo…”.

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