Detenuti trasferiti dopo le rivolte, tre morti “sospette” nel carcere di Terni

Da Modena a Sabbione dopo i fatti di inizio marzo, la causa del decesso sarebbe da attribuire ad abuso di metadone e psicofarmaci. Macrì: inchiesta per chiarire le cause. Interrogazione del Pd in Senato

Nei giorni in cui l’Italia stava precipitando nel lockdown per l’emergenza Coronavirus, nelle carceri d’Italia si accendeva la miccia della rivolta. Vennero coinvolti istituti penitenziari da nord a sud del Paese. Al Sant’Anna di Modena morirono cinque detenuti. Una trentina vennero trasferiti in altri istituti penitenziari. Tra questi, vennero registrati altri decessi: uno alla Dozza di Bologna e tre nell’istituto penitenziario di vocabolo Sabbione a Terni.

Il trasferimento avvenne “malgrado le disposizioni del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria fossero di prevenire qualunque forma di trasferimento per evitare contagi da Covid19. Questo provvedimento oggi sembra sia oggetto di accertamenti per violazione delle disposizioni dell’ordinamento penitenziario e dell’articolo 11 della Costituzione italiana che richiama il diritto alla salute ed alla cura, così come le normative della Corte europea dei diritti dell’uomo. Questa grave inosservanza - afferma il dottor Claudio Cipollini Macrì, presidente della Legal Consulting e amministratore del gruppo onlus no profit Detenuti liberi - purtroppo ha portato a decessi”.

“I detenuti sarebbero stati vittime di abuso di sostanze stupefacenti trafugate durante la rivolta - dice il senatore Franco Mirabelli, vicepresidente vicario del gruppo del Pd e capogruppo dem in commissione Giustizia al Senato - Credo che, al di là di tutto, lo Stato italiano debba chiarire, soprattutto per le famiglie delle persone decedute, cosa è accaduto. Va fatta luce sugli accadimenti di quei giorni e sulle eventuali responsabilità e per questo ho rivolto un’interrogazione al ministro della giustizia Bonafede”.

Sulla vicenda, lo stesso Mirabelli ha presentato un’interrogazione sottoscritta anche dalle senatrici Cirinnà, Iori e Rossoamando. “È necessario appurare se siano state eseguite le visite mediche necessarie al nullaosta per il trasferimento dei detenuti verso altri istituti e se sia o meno in corso un’indagine del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria per chiarire come sia stato possibile che, nel carcere di Modena, i reclusi abbiano avuto accesso a metadone e psicofarmaci in quantità tali da risultare letali”.

“Ci prendiamo cura di ogni singolo detenuto – dice invece Cipollini Macrì - agendo autonomamente, intervenendo in ogni singolo istituto penitenziario e rispondendo ad ogni grido di aiuto da parte dei familiari. Nel carcere di Sabbione, unitamente all’avvocato Giacomo Marini, abbiamo tre assistiti di cui due nelle sezioni comuni ed uno in alta sorveglianza. Siamo a conoscenza della gravità del decesso avvenuto proprio dopo il trasferimento dal carcere di Modena. Per questo episodio abbiamo presentato una denuncia alla procura della Repubblica di Terni per chiarire le cause della morte e acquisire il diario clinico sanitario della vittima. “La situazione – rileva Cipollini Macrì - è insostenibile in varie parti di Italia. Posso anticipare inoltre che abbiamo preso in carico un altro decesso avvenuto nel carcere di Agrigento. Personalmente mi sono preso cura dei detenuti del carcere ternano, contattando personalmente la direzione sanitaria e chiedendo il diario clinico dei miei assistiti per poterne verificare lo stato di salute”.

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