Detenuto morto in cella, Marini chiama il garante: mai dimenticare gli ultimissimi

La presidente della Regione interviene sul caso del moldavo di 38 anni trovato cadavere a Sabbione. La rissa nella sezione e l’autopsia: il punto sulle indagini

“È stato pestato? Da chi? Oppure non ha ricevuto cure sanitarie? Chiederò al garante dei detenuti di approfondire e riferire anche alla Regione, intanto la Asl sta approfondendo la parte di sua competenza... Mai dimenticare gli ultimissimi... anche se oggi in Italia questo non va di moda”.

Sono queste le parole usate dalla presidente della Regione, Catiuscia Marini, che interviene così sul suo profilo facebook sul caso del detenuto moldavo di 30 anni trovato morto venerdì nella sua cella nel carcere di vocabolo Sabbione a Terni.

La vicenda è stata resa di pubblico dominio dal Sappe, Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, che ha raccontato i fatti, parlando di “tensione alta nelle carceri umbre”, ricordando nella nota anche il caso di un detenuto che non è rientrato nel penitenziario di Orvieto dopo avere usufruito di permesso e che è stato rintracciato nel ristorante dove stava lavorando sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

Ufficialmente, la morte del moldavo sarebbe dovuta a “cause naturali”, ma una denuncia della famiglia avrebbe gettato ombre sulla fine del moldavo - arrivato a Terni da Milano lo scorso febbraio ed in carcere per furto - visto che proprio i famigliari hanno parlato della presenza sul corpo dell’uomo di lividi  e “fuoriuscita di sangue da naso, bocca ed orecchie”, hanno detto i genitori a Il Giornale, manifestando dubbi sul fatto che il decesso potesse essere semplicemente ricondotto ad un infarto.

Come da prassi, sulla morte dell’uomo è stata avviata un’indagine coordinata dal pm Marco Stramaglia e nella giornata di domani il dottor Massimo Lancia effettuerà l’autopsia per cercare di chiarire le cause della morte.

La ricostruzione dei famigliari dovrà trovare conferme nelle indagini di polizia giudiziaria che stanno verificando anche una serie di altri elementi. Nei giorni precedenti al ritrovamento del cadavere, ad esempio, nella sezione che ospitava il moldavo si è verificata una rissa. Sembra però che l’uomo non sia stato coinvolto e dunque l’episodio dovrebbe non avere nulla a che fare con il decesso. Da stabilire anche se il moldavo facesse - o meno - uso di sostanze stupefacenti e se questo possa avere avuto un impatto sul suo stato di salute. Ulteriori accertamenti saranno poi svolti sulle condizioni cliniche dell’uomo: pare soffrisse di problemi gastrici e assumesse psicofarmaci.

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Tutte tessere di un puzzle che ora vanno ricomposte e sul quale adesso chiedono di fare piena luce anche le istituzioni.  

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