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Ancora un tentativo di suicidio sventato dalle forze dell’ordine: stavolta è successo in carcere

Detenuto cerca di uccidersi impiccandosi nella cella, provvidenziale l’intervento della polizia penitenziaria: ora è in coma farmacologico, ma le sue condizioni sono gravissime

“Ieri (sabato 2 novembre, ndr) un detenuto di etnia marocchina ha tentato di impiccarsi nella sua cella nel carcere di Terni. Non appena se ne sono accorti, è stato rianimato nella sezione detentiva e trasportato in ospedale. Ha 35 anni ed ristretto per reati di droga. Attualmente si trova in coma farmacologico presso l’ospedale. Il pur tempestivo intervento del personale di polizia penitenziaria ha sì evitato la morte dell’uomo, ma le sue condizioni sono comunque gravissime”.

Ne dà notizia Fabrizio Bonino, segretario nazionale per l’Umbria del Sappe, Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, che sottolinea come “ogni anno l’esperienza e la scrupolosità della polizia penitenziaria cura il mal di vivere di migliaia di persone malgrado le note problematiche del sistema e, in particolare, della carenza d’organico”.

Seppure per cause ed in situazioni diverse, continuano dunque a ripetersi una serie di eventi drammatici in cui risulta provvidenziale il tempestivo intervento delle forze dell’ordine. Prima i poliziotti che hanno salvato un uomo che stava cercando di uccidersi in via Breda a Terni e poi un carabiniere che, libero dal servizio, ha fermato una donna che voleva gettarsi dal ponte di Augusto a Narni.  

 “Questo nuovo drammatico evento critico commesso da un detenuto – commenta Donato Capece, segretario generale del Sappe - evidenzia come i problemi sociali e umani permangono, eccome, nei penitenziari, lasciando isolato il personale di polizia penitenziaria a gestire queste situazioni di emergenza. Gli istituti penitenziari hanno l’obbligo di preservare la salute e la sicurezza dei detenuti e l’Italia è certamente all’avanguardia per quanto concerne la normativa finalizzata a prevenire questi gravi eventi critici. Ma essi rappresentano un forte agente stressogeno per il personale di polizia e per gli altri detenuti”.

“Per fortuna delle Istituzioni, gli uomini della polizia penitenziaria svolgono quotidianamente il servizio in carcere - come a Terni - con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità, pur in un contesto assai complicato per il ripetersi di eventi critici”, conclude Capece. “Ma non si può e non si deve ritardare ulteriormente la necessità di adottare urgenti provvedimenti: non si può pensare che la gestione quotidiana delle costanti criticità delle carceri umbre e del Paese sia lasciata solamente al sacrificio e alla professionalità delle donne e degli uomini della polizia”.

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