Coronavirus e divieti, la “provocazione” di Codici Terni: “Chiediamo l’equiparazione dei bambini ai cani”

La protesta dell’associazione: chiuse le scuole dalla sera alla mattina senza pianificazione e da tre settimane nessuna circolare ministeriale ha messo a disposizione strumenti per la didattica a distanza. Longarini: porterò mia figlia a prendere aria col guinzaglio

Il mantra che da settimane ormai si ripete incessantemente è: restate a casa. L’epidemia di Coronavirus ha trasformato Terni, l'Umbria e l’Italia – e ormai, buona parte del resto del mondo – in una sterminata zona rossa. Dal cinque marzo le scuole sono chiuse. E si sono susseguite disposizioni che hanno – mano a mano- chiuso tutto o quasi nel tentativo (sacrosanto) di contenere il contagio di Covid19.

Tutto giusto e i risultati, seppure timidi, sembrano cominciare a vedersi. Però.

“Sin dal primo momento – spiega l’avvocato Massimo Longarini, presidente dell’associazione Codici Terni - ho trovato incredibile il fatto che i cani potessero uscire a fare i bisogni e i loro padroni idem, mentre i bambini dovessero rimanere sigillati in casa per evitare di diventare untori. Sono tre settimane che i bambini sono murati dentro casa. Ormai hanno perso qualsiasi regola. Facciamo del tutto per non farli esagerare, ma la loro tenuta psicologica è gravemente minata. Figuriamoci cosa accadrà sulla loro formazione”.

Uno sfogo, ma non solo, quello dell’avvocato Longarini. E chi in questo periodo ha la necessità di gestire le giornate dei figli, tenendoli in casa, forse ne sa qualcosa. “Sono animali in gabbia e dopo che hanno trascorso un terzo della giornata tra ipad, pc, gaming, cellulari e tv, l’altro terzo lo passano dando segni di grande squilibrio. L’ultimo terzo, se riescono a dormire un pochino, non è certo più di 3-4 ore”.

All’allarme, segue una considerazione: “Demotivati, irritabili, stanchi, ribelli, opportunisti e inconsapevoli di quanto sta accadendo. Nonostante tutta la nostra buona volontà stiamo segnando per sempre i bambini. Chi ripagherà questo danno? Soprattutto quello psicologico?”.

“Hanno chiuso dalla sera alla mattina le scuole senza pianificare nulla. Ci è stato detto: ‘teneteli a casa e non potete comprare nemmeno più pennarelli, giochi o quaderni (non sono necessari)’. Io ho subito pensato: chissà che bel piano di supporto avranno! Abbiamo eseguito senza fiatare, e gran parte di noi ci ha rimesso il rapporto con il datore di lavoro o, comunque, lo ha incrinato per sempre, senza sapere quale sarebbe stato il futuro economico di questa scelta: ad oggi, se ti va bene, è un congedo parentale al 50%”.

La situazione è dunque particolarmente critica, soprattutto perché “da tre settimane non si è vista nessuna, e dico nessuna, circolare ministeriale che metta a diposizione tecnologie, strumenti e persone per la didattica a distanza. Improvvisazione totale. Tutto a carico di genitori e maestre. Prima mettevamo la carta igienica a scuola, oggi i software per le conference call. Videochiamate che non possono durare oltre un’ora, altrimenti si dà di matto con tutti che si parlano addosso”.

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E alla fine arriva la “provocazione”: “Insomma, per farla breve, io fra tre giorni, e me ne assumo la responsabilità, se necessario anche con il guinzaglio, porto mia figlia fuori a prendere aria. Vediamo cosa mi dicono”.

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