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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Cronaca

EDITORIALE | Presunzione d’innocenza e diritto di cronaca, perché non possiamo fare il “giro di nera” col procuratore: la nostra proposta

La conferenza stampa con cui nella giornata di ieri, 29 novembre, è stata diffusa la notizia dell'arresto del presunto autore dell’omicidio di Borgo Bovio, è stata aperta dal procuratore della Repubblica di Terni, Alberto Liguori, con un riferimento alle “critiche” che gli sono state rivolte dai giornalisti ternani. Anche in una recente manifestazione, i professionisti dell’informazione di Terni – carta stampata, web, tv, con il sostegno dell’Ordine regionale e dell’Associazione stampa umbra – hanno rilevato la difficoltà nel fare informazione che, in modo particolare in questo territorio, sono seguite all’introduzione della cosiddetta legge sulla presunzione di innocenza. In estrema sintesi, le nuove regole delegano al procuratore della Repubblica la funzione di diffondere attraverso “comunicati stampa o conferenze stampa” i fatti di cronaca. L’applicazione della norma ha innescato – sul territorio – una “strozzatura” delle informazioni. Insomma, le notizie non escono: questa la critica – oggettiva – della categoria.

Il procuratore Liguori, a cui in quella manifestazione era stato chiesto un incontro, ha approfittato della conferenza stampa per rivolgersi ai giornalisti, dicendo di “non avere bisogno di discutere con i vertici della categoria” preferendo piuttosto confrontarsi “con la base”, dando in questo modo una “dimostrazione orizzontale di vicinanza”. Aggiungendo poi che “l’osservatorio (istituito dall’ordine proprio per verificare lo stato delle cose, ndr) non ha funzionato” e poi ancora: “Pensavo di essere amico di questa città”.

Alle dichiarazioni del procuratore è seguita la risposta del collega Stefano Cinaglia, membro del consiglio dell’Ordine dei giornalisti, che ha ribadito le difficoltà della situazione. C’è insomma stato un botta e risposta, allargato ad altri colleghi, che ha però visto rimanere ognuno sulla propria posizione.

Risparmiamo il dibattito a chi non è addetto ai lavori, ma approfittiamo del nostro spazio nel tentativo di fornire almeno un piccolo contributo alla riflessione. Partendo dal fatto che, oggettivamente, la “legge bavaglio” ha chiuso i rubinetti. O almeno, ha limitato in maniera evidente il flusso delle informazioni relative a controlli, denunce, furti, incidenti da parte delle forze dell’ordine. Insomma, la cronaca nera.

E questo, non perché le cose non succedano. Sempre ieri, in conferenza stampa, il procuratore ha diffuso i dati relativi alle denunce per guida in stato di ebbrezza alcolica o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti: sono 200 in questo 2022 – fino ad oggi – mentre nel 2021 erano state in tutto 130. Se non andiamo errati, ha anche parlato di “uso smodato di alcol e droghe”. Se così è stato, ha lanciato un allarme. Da un punto di vista assolutamente qualificato e informato.

Sfidiamo colleghi e lettori a scovare così tanti articoli in questo senso fino ad arrivare a 200 denunce. Non ci sono, perché non lo sapevamo. Se lo avessimo saputo, ne avremmo potuto scrivere e magari aprire un confronto in città su queste tematiche. Magari lo faremo adesso, ma forse non avrà lo stesso effetto.

Aggiungiamo che non sapere o non avere alcun riferimento per verificare la portata di una notizia (è successo e continua a succedere) può portare il giornalista a scrivere cose errate se non addirittura ricostruzioni palesemente inesatte di quanto accade. Con tutte le conseguenze – sociali, professionali e così via – che ne derivano.

Quindi. Il procuratore ha chiesto di “avanzare proposte” e di sviluppare “protocolli”. Al netto delle capacità professionalità di ognuno, delle fonti a disposizione, delle relazioni personali e professionali costruite negli anni e dunque della possibilità di trovare e verificare notizie (e dato per assunto che la presunzione di innocenza da parte di chi scrive sia un puntiglio deontologico e non soltanto una regola) questo è il protocollo che proponiamo.

Una proposta che mettiamo a disposizione dell’Ordine, della procura e di chiunque altro, pur con la consapevolezza che si tratta solo di un punto di vista, quindi sicuramente migliorabile. E che inizia da una constatazione: il procuratore della Repubblica non può rientrare nel “giro di nera”, ossia le chiamate i giornalisti fanno alle forze dell’ordine per sapere se “c’è qualcosa da segnalare”. Liguori passerebbe la sua giornata al telefono e nessuno caverebbe un ragno da un buco.

Allora il procuratore potrebbe diffondere alla stampa con cadenza quotidiana un mattinale che riepiloga le notizie di reato del giorno prima: denunce, arresti, denunce per furto e così via. Ovviamente, in forma assolutamente anonima. Per quelle che dovesse ritenere di interesse, il procuratore – come accade attualmente – redigerà il comunicato stampa. Le altre notizie, sarà cura di ogni collega decidere se approfondirle o meno, attraverso i canali che verranno concordati, come potrebbe essere una email certificata. Resta però il problema della priorità e della tempestività con cui rispondere ai cronisti: il confronto tra giornalisti e procuratore sarà quanto mai opportuno per individuare formule che vadano nell’interesse di tutti. In prima battuta dei cittadini.

Priorità e tempestività che però devono essere garantite per particolari fatti di cronaca: incidenti stradali mortali o particolarmente gravi, omicidi, rapine. Anche in questo caso, va individuato un canale attraverso il quale fornire almeno le informazioni principali dell’evento come fatto, luogo etc.

Tutto questo, non tanto o non solo per “scrivere l’articolo”, ma per avere una percezione della realtà che vorremmo raccontare. E che non è sempre – anche se soprattutto – quella di una “Terni sicura e tranquilla” come detto dal procuratore.

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