Coronavirus, la situazione negli ospedali: reparti Covid e terapie intensive sempre più affollati

Il “piano di contenimento” della Regione prevede la disponibilità di 576 posti letto di cui 78 dedicati alla terapia intensiva e 118 ad anziani e post acuti. Agenas: soglia di riempimento vicina al 50%. La situazione a Terni

La situazione più delicata è quella dell’ospedale di Terni. Il bollettino Covid del 4 novembre indica infatti che, rispetto ai 105 posti letto disponibili per la gestione dell’emergenza Coronavirus, quelli occupati sono 103, di cui 17 per la terapia intensiva (rispetto ai 19 totali). Ma è in generale il quadro dell’Umbria che indica una soglia molto sottile che rischia di essere superata con tutte le conseguenze del caso.

Un quadro più complessivo viene dato da Agenas, Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, secondo cui la percentuale di posti letto di terapia intensiva occupata da pazienti Covid19 in Umbria è – attualmente – al 48% (356 ricoverati di cu 49 in intensiva) a fronte di una soglia individuata ad aprile dal ministero della salute pari al 30%. L’Umbria è oltre la soglia anche per quanto riguarda la cosiddetta “area non critica”: il limite del ministero è del 43%, il sistema sanitario regionale si trova attualmente al 46%.

 La situazione negli ospedali al 4 novembre

Città di Castello: 36 ricoverati totali di cui 7 in intensiva; Foligno: 22; Perugia: 118, di cui 20 in intensiva; Spoleto: 38 di cui 5 in intensiva; Terni: 103, di cui 17 in intensiva; Media Valle del Tevere: 39.

I numeri previsti dal piano di contenimento della Regione

Perugia: 110 per acuti di cui 22 in semintensiva e 27 in intensiva (137); Terni: 86 per acuti di cui 9 in semintensiva e 19 in intensiva (105); Città di Castello: 60 per acuti di cui 10 in semintensiva e 7 in intensiva (67); Foligno: 34 per acuti di cui 13 in semintensiva più 8 in intensiva (42); Spoleto: 60 per acuti di cui 20 in semintensiva più 17 in intensiva e 40 post acuti/rsa (117); Media Valle del Tevere: 30 per acuti più 10 post acuti/rsa (40); Rsa Perugia: 36 posti; Domus Terni 32 posti. Totale: 380 posti per acuti di cui 74 in semintensiva, più 78 in intensiva e 118 post acuti/rsa (576, di cui 78 dedicati alla terapia intensiva e 118 ai post acuti/rsa).

Lo spettro del “picco”

In base ai vari scenari ipotizzati dalla task force regionale che segue l’emergenza Covid, l’Umbria potrebbe trovarsi entro novembre a gestire un carico di ricoverati compreso tra 430 e 440 pazienti con un carico di picco di terapie intensive - previsto per la metà di dicembre - di circa 90 posti. Si tratta dello scenario “peggiore”, risultato di una scarsa efficacia delle misure di contenimento del virus. Misure che, se al contrario dovessero funzionare, ridurrebbero il carico di ricoveri sotto la soglia dei 400 pazienti e quello delle terapie intensive intorno a quota 70.

I posti letto

L’emergenza Coronavirus va però letta anche attraverso un altro metro di misura. I salti mortali che i sistema sanitario regionale sta affrontando per garantire gli spazi necessari ai malati (Covid e non solo) sono legati a doppio filo ad una politica sanitaria nazionale che ha letteralmente “spolpato” gli ospedali. Quando nel 1967 il consiglio comunale di Amelia si trovò a ratificare il piano sanitario dell’Umbria che prevedeva la realizzazione del nuovo ospedale unico con Narni (che attende dunque di vedere la luce da 53 anni) si parlò di una struttura da 320 posti letto che avrebbe portato a 5.000 “i posti letto per le esigenze ospedaliere umbre”. Non solo in mezzo secolo non si è costruito l’ospedale comprensoriale. Ma i posti letto per le esigenze regionali sono drasticamente diminuiti. Nel 1995 (fonte, ministero della sanità) in Umbria erano disponibili 4.840 posti letto pubblici e 373 privati convenzionati per un totale di oltre 5.200 posti letto. Nel 2010 erano complessivamente 3.227 per poi arrivare ai 3.271 del 2018. È successo qualcosa. Oltre al Coronavirus.

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