Coronavirus, la testimonianza nel reparto Covid dell’ospedale di Terni: “Mi ha cambiato la vita”

Il racconto di Fabiana Colangeli: “Dal 16 marzo sono stata trasferita al quinto piano al reparto delle malattie apparato respiratorio, il mio plauso all’azienda ospedaliera per come ha gestito l’emergenza”

foto di repertorio

Una testimonianza particolarmente significativa arriva direttamente ‘dal fronte’. Chi combatte il Coronavirus, in silenzio, senza troppi proclami sapendo però che il proprio contributo può essere importantissimo. Sono stati definiti ‘eroi’ anche per questo: ognuno con il personale bagaglio di conoscenze, competenze ed una buona dose di umanità riesce, ogni giorno, ad alleviare la sofferenza di chi sta affrontando questo nemico oscuro. Alla pagina di Terni Valley Fabiana Colangeli ne aveva raccontato alcune sfaccettature. La sua vita è cambiata il 16 marzo quando è stata trasferita dalla sala operatoria al reparto Covid (quinto piano malattie apparato respiratorio)

“Ci hanno riuniti la mattina del 16 marzo con i nostri coordinatori per assegnarci nuove mansioni. Una decisione adottata dall’azienda ospedaliera per implementare il reparto malattie apparato respiratorio, un quinto piano interamente zona Covid. Il primo giorno è stato tremendo: l’ambiente completamente diverso rispetto a come ero abituata in corsia. Alla fine è una sensazione nuova – afferma Fabiana – mi sento attiva, necessaria e tutto ciò mi dà energia e carica. Una grande emozione assistere ad un malato che si negativizza. Facciamo fare delle videochiamate con dei cellulari messi a disposizione per l’occasione. Ho pianto quando, il giorno di Pasqua, uno dei pazienti presenti a reparto parlava con i propri nipoti. Tutto ciò mi ha cambiato la vita dato che, in precedenza, facevo la strumentista con la paura di prendere il Coronavirus.”

Il plauso all’azienda ospedaliera

“Faccio un plauso all’azienda ospedaliera: sono stati grandiosi dato che, in pochi giorni, è stato organizzato tutto. Ci hanno messo a disposizione i dispositivi di sicurezza, sono stati previsti dei percorsi appositi. Infine non è mai mancato il loro sostegno. Da questa esperienza negativa ho colto tanti aspetti positivi come ad esempio il rapporto instauratosi con le nuove colleghe. Sono sicura che ce la faremo ad uscire da questa situazione. Inoltre – dichiara Fabiana – la solidarietà della città è costante. Ci arriva di tutto, c’è tanta riconoscenza da parte dei concittadini. Al reparto siamo una ventina di persone dopo la redistribuzione, oltre all’organico Mar. Ogni paziente ha la sua stanza. Lo accudiamo, coccoliamo ed inoltre l’attenzione è massima per evitare contagi, si lavora bene. Sono positiva, il problema c’è ed è serio. Siamo stati sottoposti tutti a tamponi i quali hanno dato esito negativo, la professionalità è massima”.

Il momento più difficile e quello più bello

“La mia seconda notte, la ricordo bene. È arrivato un paziente Covid che aveva grande difficoltà nel respirare e fino alle 4,20 ho tremato, mi sono sentito un po' a disagio. Ha indossato il casco e la maschera ed è stato monitorato continuativamente. Quando è risultato negativo al primo tampone – questo il momento più bello - ci siamo abbracciati con gli occhi. Lo porterò con me nel cuore. Ci siamo confidati, mi ha raccontato la sua storia: è stato quasi un mese a reparto. Chi arriva qui necessita di attenzione, è solo, nessuno può entrare oltre agli autorizzati. Un sorriso o una carezza, in certi casi, possono aiutare ad alleviare la paura. Un piccolo sollievo arriva facendoli parlare della loro vita, delle loro storie e di come stanno vivendo questo periodo così delicato”. Di cosa mi occupo con le altre colleghe?: “In primo luogo assistenza. Dalla colazione al giro letto (bagno a letto cambio paziente) fino alla terapia e alla visita medica. La terapia consiste nella somministrazione delle medicine al paziente. È tutto informatizzato, c’è un carrello con i farmaci e dispositivi. Alcuni vengono nutriti utilizzato sondini, c’è un team di medici a supporto”.

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